Circa 300 milioni di anni fa, quando sulla Terra esisteva un solo continente chiamato Pangea, un vulcano esplose eruttando un’immensa quantità di materiale e sprigionando un’energia pari a 250 bombe atomiche.

Successivamente, i processi di formazione delle Alpi sollevarono e ruotarono la parte di crostaterrestre in cui si trovava il vulcano esploso, mettendone in evidenza il sistema di alimentazione, fino a circa 30 km di profondità.

Un caso unico al mondo, che oggi vede protagonisti i vini dell'Alto Piemonte, che ancor oggi sapientemente si nutrono di queste particolarissime rocce, ed assieme ad altri fattori, quali il clima e l'esperienza delle persone che coltivano le pregiate uve, contribuiscono a creare dei veri e propri gioielli dell'enologia italiana.

Geograficamente parlando, il territorio è incastonato fra la Pianura Padana che ne delimita il confine meridionale, le alpi Pennine e Lepontine quello settentrionale, ad est lo splendido Lago Maggiore, ad ovest il Monte Rosa, simbolo indiscusso dell'Alto Piemonte vitivinicolo, che protegge le colline dalle imponenti gelate. Pensate che la sua cima più alta, “Punta Dufour” (metri 4.634) è la seconda vetta di tutta la catena Alpina.

Il territorio, dunque le colline dove sono situati i vigneti, è compreso fra la provincia di Novara, Vercelli, Biella e le Valli Ossolane situate nel Vco, ovvero Verbano Cusio Ossola, la zona più a nord dell'intero comprensorio.


(Cartina realizzata da Mario Antonetti)

Sin dall'epoca dei Romani, il territorio dell'Alto Piemonte è stato valorizzato al massimo per quanto riguarda la coltivazione della vite. Numerose testimonianze, soprattutto dal Medioevo in poi, attestano principalmente la fama dei vini delle colline novaresi, esportati già a quei tempi anche all'estero, dalla Francia alla Svizzera, ma soprattutto nella vicina Lombardia.

Passeggiando tra i filari di una qualsiasi delle varie colline che compongono il comprensorio vitivinicolo dell'Alto Piemonte, risulta incredibile pensare che alla fine dell'Ottocento si contavano ben quarantaduemila ettari vitati. Diverse varietà di alberi quali ad esempio castagni, frassini, cerri, con il passare degli anni hanno rioccupato lo spazio che un tempo era loro, perché i figli dei contadini e degli agricoltori, hanno preferito migrare verso le industrie tessili e metalmeccaniche di Ivrea e Torino, piuttosto che continuare lo sfiancante mestiere del vignaiolo, dove il profitto era incerto e talvolta non soddisfacente. Questo fenomeno fu il motivo per il quale già negli anni Ottanta si contavano appena settecento ettari vitati.


(Foto: Stefano Pescio // Unconventional Photography)


Ormai da una decina d'anni, stiamo assistendo ad una vera e propria rinascita, questo grazie alla passione e l'impegno di tanti viticultori che credono fortemente nelle peculiarità del territorio e nella qualità dei suoi vitigni autoctoni, quali: Nebbiolo, Vespolina, Uva Rara, Croatina e Greco Novarese.

Docg quali: Gattinara, Ghemme e Doc quali: Lessona, Sizzano, Fara, Boca, Bramaterra, Valli Ossolone, Coste della Sesia e Colline Novaresi non sono più una nicchia per appassionati di Nebbiolo, ma vere e proprie realtà enologiche con un mercato nazionale e soprattutto estero.


(Foto: Stefano Pescio // Unconventional Photography)


Il Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte ha saputo far squadra organizzando molti eventi sparsi in tutta la regione e talvolta anche in altre province dello stivale. Questo fenomeno ha fomentato l'interesse nei confronti di un pubblico di appassionati o semplici curiosi, che hanno saputo ritrovare nei vini dell'Alto Piemonte una tipolgia di prodotti molto caratterizzati e piacevoli, a prezzi molto concorrenziali. Sono vini molto eleganti, ricchi di sfumature minerali, ma soprattutto capaci di evolvere nel tempo mantenendo una bevibilità simile ai grandi blasonati di Borgogna, questo grazie ad una elevata acidità presente nel terreno dove vengono coltivati. Vini che non hanno davvero nulla da invidiare ai grandi nomi a livello mondiale e che pian piano acquisteranno sempre maggior consenso.

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