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Gente strana gli enologi, sempre schivi e riservati mai una parola fuori posto. Sono gli “illuminati”, conoscono solo loro la via (delle uve ovviamente) e non è dato a noi babbani capire i loro gesti. Un po’ scienziati e un po’ stregoni sanno confondersi bene, sembrano quasi persone normali, gente comune. Giustificano il loro operato con la logica o con le magiche consuetudini arcaiche, come gli fa comodo, perché ovviamente è inutile discutere: hanno sempre ragione loro. Recentemente ci siamo fermati a chiacchierare con un  enologo Biellese: Cristiano Garella.


(da sinistra verso destra: Donatello Rinaldi, Cristiano Garella e Gian Franco Reino)

Classe 1984 inizia a lavorare giovanissimo presso le Tenute  Sella dove maturerà parecchia esperienza e coltiverà l’amicizia con Giacomo Colombera con il quale fonderà l’azienda Colombera & Garella, sarà solo una delle tante avventure imprenditoriali. Entrambi credono fermamente nel territorio e sono convinti che il futuro qualitativo e commerciale dei loro vini risieda nei milioni di anni di  formazione geologica  dei loro terreni, Supervulcano della Valsesia compreso.


(Donatello Rinaldi tiene tra le mani del Porfido Rosa del Supervulcano della Valsesia)

“Fare bene il vino è credere in un territorio” Con queste parole Cristiano ha molto chiaro come si possa e si debba produrre  un vino che identifica un terroir unico  ancora troppo poco conosciuto e a volte mortificato dai pochi, per fortuna, furbetti dal guadagno facile. Si perché lo abbiamo capito tutti che fare il vino nell’Alto Piemonte (e non solo), vuol dire fare gli agricoltori quindi impresa non paragonabile con rendite di altri tipi di investimento. Non per questo bisogna rinunciare, anzi, Cristiano ci conferma che i prezzi, soprattutto nel biellese, ma in tutto il nord Piemonte, sono in continua ascesa e secondo lui cresceranno ancora! (teniamolo a mente sono sicuro che non mancherà di ricordarcelo tra qualche anno ndr ). Ci ha rivelato inoltre che la zona,  secondo lui destinata ad esplodere nel prossimo futuro, perché con ancora molto potenziale inespresso, sarà quella di Ghemme, (io prendo nota casomai dovessi ereditare da una  vecchia zia).


(Filari in località Pianella a Brusnengo - BI)

E’ un enologo che non crede alle mode commerciali ma non condanna neppure. Questa visione mi ha stupito molto. Per esempio l’affinamento in  barrique  è stato in molti caso snaturato, esasperato in funzione della domanda  commerciale e non della struttura del vino, questo è noto a tutti. Questa scelta secondo lui, ha lasciato, nell’esperienza di tutti  maggiore attenzione alla pulizia in cantina indipendentemente  dal fatto che oggi  si prosegua con questa filosofia o meno. Filosofia già! Cristiano è radicalmente contro la visione del vino prodotto per il fine filosofico (o edonistico), di una cantina o di un enologo di grido. Il mantra da seguire sempre è la piacevolezza nel bicchiere e tutto viene di conseguenza . La cura a partire dal vigneto, le scelte in cantina, per finire alla tipologia del vino, tutto deve essere fatto ricordando ogni giorno che quel vino andrà bevuto e dovrà suscitare emozioni non dubbi. Con questo obbiettivo è difficile sbagliare (a me sembra comunque facilissimo ma l’enologo è lui... ndr).


(Cristiano Garella presso l'azienda Le Pianelle)

Si definisce una gramigna! E’ ovunque e lo conoscono tutti. E’ il consulente di almeno un dozzina di aziende (secondo me ne ha dimenticata qualcuna...ndr). Una figura fuori dalle righe: chiaro e schietto e senza mezzi termini ma sempre rispettoso del lavoro altrui. Singolare l’episodio che ci ha raccontato. In una manifestazione un produttore locale ha chiesto il suo parere porgendogli il bicchiere. Cristiano ha stroncato il vino senza mezzi termini e successivamente  è diventato consulente di quella azienda per migliorare quel vino. Detta così sembrerebbe tutto normale, ma sappiamo tutti che è uno sport estremo criticare apertamente un vino a pochi passi dal suo artefice.

Cristiano non è né un indovino né un santone, il suo giudizio, quando negativo, è già il frutto di un’analisi del problema con conseguente disamina  di proposte  per la risoluzione. Con queste condizioni qual è il produttore che non accetterebbe un’analisi critica, che non è un disprezzo ma un consiglio per migliorare il proprio vino? Nessuno direi.

La sua convinzione  sui vini del territorio dell’Alto Piemonte (che conosce filare per filare) è quasi maniacale. Una crociata insomma. Si sofferma molto volentieri sul “suo Biellese” che ha perso due generazioni di produttori a causa della fuga dalle campagne per il guadagno sicuro e più facile nell’industria tessile. Oggi recuperare è difficile ma non impossibile e lo dimostra con l’azienda Le Pianelle dove i capitali arrivano addirittura dall’estero. “non è importate da dove arrivano i soldi per investire nel vino, la cosa importate è credere nei vini unici che quel terroir  può produrre”.


(vista delle vigne dall'azienda Le Pianelle)

E’ un commerciale molto attento alle richieste del mercato estero (ha fondato per questo motivo  un’altra avventura commerciale che si chiama  Ottobre Rosso). Conosce le peculiarità di ogni cliente  e analizza  molto bene le richiese di tutti i paesi  di esportazione. Ritiene  il mercato italiano il più difficile ma quello che bisogna conquistare ogni giorno, vincere lo scetticismo e far uscire il consumatore dall’abbaglio del  marchio o dell’etichetta.

In alcune galassie lontane  lontane preferisce non vendere perché i consumatori, ancora immaturi, non sono in grado di rispettare il sacrifico profuso per arrivare a quel bicchiere, chiunque sia il produttore. In questo mi ha ricordato il grande Enzo Ferrari che non avrebbe mai venduto una vettura a chi non fosse in grado di apprezzarla.


Di seguito alcune delle aziende per cui Cristiano Garella lavora come enologo:

Colombera&Garella 

Le Pianelle 

Boniperti

Ioppa 

Cà Nova

Cascina Preziosa