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Boca è il territorio vitivinicolo su cui ho scritto di più in assoluto. Sono nato a Cameri e da più di tredici anni vivo a Novara, la provincia dov'è situato questo piccolo comune che ha il pregio di plasmare nebbioli tra i più complessi ed autentici del Piemonte, inutile dire "d'Italia" perché salvo qualche eccezione in territorio confinante valsdostano o lombardo, il nebbiolo è in Piemonte che regna, i tentativi di coltivarlo in territorio straniero sono semplici esperimenti, il più delle volte commerciali, nulla di più.  

Ho scritto tanti articoli sul vino di Boca non certo per campanilismo, ma perché credo fortemente nelle potenzialità di questo territorio, per carità una punta d'orgoglio c'è sempre nel riconoscere che sin dal principio mi sono avvicinato al mondo del vino, studiando ed approfondendo uve e vigneti tra i più particolari d'Italia.

L'occasione per ripercorrere con piacere la storia del vino di Boca mi è capitata proprio il mese scorso, quando Giampiero Renolfi responsabile rete vendita Italia dell'azienda Le Piane, mi ha contattato telefonicamente per invitarmi a trascorrere, in quel di Boca, una giornata dedicata alla stampa giornalistica di settore.

Ricorreva in quell'occasione il ventennale d'attività dell'azienda, e Christoph Kùnzli titolare di Le Piane, ha voluto festeggiare l'evento organizzando presso il celebre ristorante "Pinocchio" di Borgomanero una verticale storica di Boca DOC dedicata ai professionisti. 


E' stata un'occasione più unica che rara per comprendere a fondo il potenziale del territorio di Boca, la degustazione comprendeva 21 annate in 7 decenni. Non voglio ancora rivelare il millesimo più vecchio, ma posso tranquillamente asserire che la bottiglia "metaforicamente scrivendo", nei ristoranti di quell'epoca, veniva servita ai tavoli accompagnata da canzoni rock'n'roll di un Elvis Presley al suo debutto, forse ho reso l'idea.

Non si può raccontare Boca ed il suo celebre vino senza menzionare personaggi mitici come Antonio Cerri,  storicamente forse il più importante di questa DOC dell' Alto Piemonte, colui che più di chiunque altro fino alla fine degli anni '80, ha saputo tradurre attraverso i propri vini l'originalità e la complessità di questo lembo di territorio piemontese.

La storia dell'azienda Le Piane inizia negli '90, proprio da Antonio Cerri e dal suo patrimonio lasciato in eredità a Christoph Künzli, patrimonio da intendersi in termini di profonda conoscenza del territorio circostante, dei vigneti storici e della cantina, vera e propria "magnifica ossessione" di Cerri. Christoph l'ha rilevata interamente, assieme al connazionale ed amico Alexander Trolf, purtroppo scomparso prematuramente alcuni anni dopo.

I due svizzeri si innamorarono letteralmente della zona vitivinicola di Boca, un territorio che fino agli anni'50 fu uno dei più estesi del Piemonte, considerando gli ettari allora vitati, se ne contavano ben 42.000. L'avvento dell'industria e del conseguente boom economico fece desistere le nuove generazioni dal continuare la tradizione familiare, avvicinandoli sempre di più alle opportunità lavorative date dalle industrie circostanti nel settore tessile e metalmeccanico. Queste società garantivano un lavoro sicuro e costantemente remunerato, lontano dai mille capricci della natura che influenzavano fortemente il mondo dell'agricoltura di quell'epoca.


L'esperienza di Christoph Künzli in campo vitivinicolo risale al 1979, quando l'acquisto di un vigneto in Toscana da parte della sua      famiglia segna la direzione del suo futuro, facendolo virare significativamente rispetto ad un precedente percorso intrapreso nei confronti nell'ingegneria edile.

Passato qualche anno il giovane Christoph comincia a viaggiare in tutto il mondo, ampliando la sua conoscenza in campo enologico, confrontandosi con le diverse realtà vitivinicole. Nel 1986, avendo ormai conosciuto un cospicuo numero di realtà vitivinicole del bel paese, decide di avviare un'attività d'importazione di vini italiani in Svizzera.

L'esperienza in Toscana e l'amicizia con Paolo De Marchi, agronomo ed enologo titolare della famosa azienda Isole e Olena, lo avvicinarono all'Alto Piemonte e alla figura di Antonio Cerri, Christoph si innamorò letteralmente dei sui vini, il fascino austero dello spanna di quegli anni lo conquistò a tal punto che i viaggi in Alto Piemonte diventarono sempre più frequenti, fino al 1998, anno in cui rileva la cantina Le Piane di proprietà del Cerri.

Per capire il potenziale del territorio di Boca e comprendere le vere motivazioni che convinsero Christoph ad investire su questa zona dell' Alto Piemonte, aldilà dei sui gusti personali, basta ricordare che l’area geologica dove crescono i vigneti di Boca è davvero molto particolare, a tratti unica considerando la matrice del terreno nota come “Complesso dei porfidi quarziferi del biellese” e composto da rocce acide. Le colline di Boca rappresentano la parte terminale della conoide, formata dal detrito abbandonato dai ghiacciai del Monte Rosa, è un terreno davvero molto roccioso, sassoso, ghiaioso. La presenza massiccia di porfidi rosa di origine vulcanica, la si nota con molta facilità passeggiando tra i sentieri che conducono ai filari dei vigneti, il terreno presenta un elevato grado di acidità (Ph 4.7), tra i più bassi in assoluto.


Ma torniamo al vino di Boca. Questa antica DOC novarese, nata nel 1969 e tra le più antiche d'Italia, si può produrre solo con uve provenienti dai seguenti vitigni, con queste proporzioni: nebbiolo, chiamato Spanna localmente, 90-70%; vespolina e uva rara, chiamata anche bonarda novarese, da sole o congiuntamente dal 10% fino al 30%. Il vino che ne deriva non può essere messo in commercio se non dopo un invecchiamento minimo di 34 mesi, di cui minimo 18 mesi in botte di rovere o castagno.

Le uve devono essere raccolte nella zona di produzione compresa nei comuni di Boca, Maggiora, Cavallirio, Prato Sesia e Grignasco tutti in provincia di Novara.

La filosofia di Christoph Künzli, e dunque dell' azienda Le Piane, è dedita da sempre al profondo rispetto del territorio e delle sue tradizioni, il suo amore per il territorio di Boca lo ha spinto ancor oggi, solo per fare un esempio, a continuare a coltivare piccoli appezzamenti di terra con il sistema d'allevamento conosciuto come maggiorina.

Questa forma di allevamento esistente da secoli in Alto Piemonte, è costituita da tre viti sostenute da otto pali di castagno che si sviluppano ai quattro punti cardinali. L’architetto Alessandro Antonelli ne perfezionò la campanatura dei pali di sostegno, ottenendo una struttura autoportante molto più resistente ai carichi di uva. Antonelli è tuttora nel cuore dei novaresi, un personaggio ed un’artista icona del territorio, sua la celebre Basilica di San Gaudenzio simbolo della città di Novara, e senza andar lontano rispetto al tema di questo articolo è suo il Santuario di Boca, oltre alla ben più celebre Mole Antonelliana di Torino.


A Christoph si deve inoltre il merito di aver sdoganato il vino di Boca dai confini regionali, la sua incessante attività di promozione ed i numerosi contatti esteri hanno realizzato una vera e propria rinascita nei confronti di un territorio destinato probabilmente a scomparire. Erano anni duri, la DOC contava poche aziende produttrici, si possono ricordare realtà che nonostante il periodo buio hanno continuato a crederci: Vallana, Podere ai Valloni,  Castello Conti. Dopo vent'anni, grazie al grande lavoro di comunicazione svolto da Christoph, stiamo assistendo ad una vera e propria rinascita di questo territorio, gli ettari vitati sono aumentati per via di nuovi impianti e le aziende produttrici superano tranquillamente la decina di unità. Si può ancora fare tanto a mio avviso considerando il potenziale di questa particolare area dell' Alto Piemonte. Questo risultato non dev'essere visto come un punto di arrivo, ma solo ed unicamente come punto di partenza. Le aziende dovranno fare squadra per promuovere e comunicare le peculiarità del territorio, aiutandosi a vicenda, allo scopo di alzare il livello medio della qualità dei prodotti. Ma devono farlo soprattutto in questo periodo storico che premia nel vino aspetti come austerità, grande fascino ed eleganza, rispetto agli anni in cui si vendevano solo vini opulenti e pesantemente barricati, e chissà, magari tra quarant'anni gli ettari vitati torneranno ad essere quelli degli anni '50. 


L'evento, dedicato al ventennale dell'azienda Le Piane, si è tenuto durante il week end a cavallo tra il 21 ed il 24 settembre, presso la sede dell'azienda a Boca. Il press tour a cui ho partecipato, dedicato alla stampa specializzata, si è svolto venerdì 21 settembre. E' iniziato con una visita nel primo pomeriggio presso i vigneti più importanti dell'azienda, compreso quello che gli da il nome, ovvero il vigneto "Le Piane", storicamente appartenuto ad Antonio Cerri. I vigneti, ad oggi quasi nove ettari, sono ubicati nelle migliori posizioni del comprensorio del Boca DOC , per la precisione sono: "Mottosergo", "Valvecchie" e "Traversagna" impiantati dopo il subentro di Künzli, salvo la parte bassa di "Traversagna" dov'è presente un vigneto storico denominato "Chiò", che risale al '73.


Parlando della storia dei vigneti di Boca non si può tralasciare il fatto che L'azienda Le Piane, oggigiorno, possegga anche il vigneto "Montalbano-Castello" dove sono presenti le vecchie vigne allevate a maggiorina, che risalgono al 1915, ed il già citato "Le Piane" suddiviso in “Cerri” e “Meridiana”. Il primo piantato nel 1920 e ristrutturato nel 2001, il secondo più di recente nel 1998-99.

Successivamente Christoph ci ha ospitato presso la sede di Le Piane, in pieno centro a Boca, dov'è presente il punto vendita. Abbiamo assaggiato le nuove annate dei tre vini prodotti dall'azienda in aggiunta al Boca DOC, ovvero "Mimmo","Maggiorina" e "Piane". Vini prodotti sempre con uve autoctone del territorio, quali spanna, vespolina, croatina ed altre varietà locali molto meno note, che Christoph include nel vino "maggiorina"e che ha deciso di continuare a coltivare per non perdere nulla della tradizione locale. Vini dal carattere ben definito che posseggono un solo comune denominatore: finezza ed eleganza al naso, equilibrio gustativo e grandi doti di bevibilità, caratteristiche che risultano sempre più attuali nel mondo del vino.


Non poteva mancare la visita presso la cantina storica di Antonio Cerri, dove tutt'ora Künzli produce ed affina i propri vini, un luogo intriso di fascino e tradizione. Secondo la filosofia di Christoph, parte del successo dei vini del Cerri deriva proprio da questo luogo, nel tempo, e si parla di tante vendemmie, ogni centimetro di questa piccola cantina è stato invaso da lieviti indigeni che durante il processo di fermentazione giocano un ruolo fondamentale per la qualità finale del vino. 


In cantina ci è stata data la possibilità di degustare campioni spillati direttamente dalla botte, inizialmente da assemblaggi di uve atte a diventare Boca DOC dello stesso vigneto, successivamente, dall'assemblaggio totale e definitivo dei vari vigneti dell'annata 2016. Un vino che già in questa fase mostra un'armonia ed un equilibrio d'insieme davvero invidiabili. Naso molto fine di erbe officinali e frutti rossi, una leggera spezia ed un palato freschissimo e slanciato, con importanti doti di sapidità e persistenza. 

Sempre all'interno della cantina è stato presentato in anteprima il “Bianko” 2017, il primo vino prodotto dall’azienda Le Piane, frutto di uve erbaluce in purezza coltivate sempre nel comprensorio di Boca. Un calice che esce dallo stereotipo classico del vino bianco Erbaluce leggero e beverino, senz’anima il più delle volte, prodotto purtroppo da troppe aziende in Piemonte. Il vino mostra doti di complessità al naso, per via di importanti note che rimandano alla mineralità del terreno, un frutto tropicale definito ed opportunamente maturo, erbe aromatiche dolci quali salvia e maggiorana. Al palato è piacevole la sensazione di rotondità e freschezza, chiude una lunga scia sapida.


La visita in cantina si è conclusa con l'assaggio della nuova annata in commercio del Boca DOC Le Piane, la 2015, uve nebbiolo 85% e vespolina 15%, affinato in botte grande. Rubino carico, attraversato da lampi granato. Il naso in questa fase risulta esuberante, spezie dolci e ciliegia matura, lampone, un sentore minerale di pietra calda anticipa un finale decisamente fresco,  incentrato su sensazioni balsamiche ed agrumate. In bocca l'attacco è morbido, vivacizzato da un tannino coeso ma al contempo graffiante, lunga scia sapida a chiudere un sorso di buona beva e giusto impegno, doti che lo rendono adatto all'abbinamento con un buon piatto di ravioli al sugo di brasato o pappardelle al sugo di lepre.


La verticale di Boca fortemente voluta da Christoph Künzli, si è tenuta alle ore 21 al ristorante Pinocchio di Borgomanero, sempre in provincia di Novara, è stata accompagnata dai piatti dello chef Piero Bertinotti, un personaggio davvero importante della tradizione gastronomica del novarese e della cucina dell'Alto Piemonte. Il ristorante vanta una tradizione familiare che risale ai primi anni '60. Piero è uno dei veri custodi di ricette tipiche e fortemente legate alla tradizione, come il mitico tapulone d'asino, ricetta simbolo di Borgomanero nata proprio in questo comune, la paniscia novarese ed i ravioli ripieni di carne, piatti che sono stati serviti durante le varie batterie di Boca in degustazione. Da segnalare l'ottima scelta dei formaggi del territorio che hanno concluso idealmente il menù.


Ma veniamo finalmente alla verticale delle 21 annate di Boca Le Piane che attraversa ben 7 decenni,  oserei definirla monumentale, e vede due grandi protagonisti: uno del passato Antonio Cerri, l'altro del presente, ma soprattutto del futuro Christoph Künzli. Sono ormai più di 15 anni che assisto a svariati eventi dedicati al mondo del vino italiano ed estero, ma questa verticale storica di Boca entra di diritto nell'olimpo dell'esperienze significative legate alla capacità di comprendere un territorio vitivinicolo, attraverso la sola cosa che lo spiega nella sua totalità, ovvero il vino nel bicchiere ed il tempo che lo attraversa. Un occasione professionale davvero importante, soprattutto a questi livelli.   

 

Le annate di Boca prodotte da Christoph Künzli.


2013 – rubino, unghia granato, cupo e profondo. Naso austero, incenso, frutti rossi maturi, note balsamiche di eucalipto, pepe nero e rosa canina. Sorso ancora giovane, tannico, profondità gustativa e tanta sapidità.

 89 punti.


2012 - granato più evidente, tonalità profonda e calda. Naso elegante, lampone e pompelmo rosa, un floreale acre di violetta e tanto pepe rosa, liquirizia e cannella. Rotondo, morbido, tannino fine, lunghissimo in buon equilibrio tra freschezza e sapidità. 

90 punti.


2011 – granato, tonalità fitta e cupa, riflessi rubino. Naso spigoloso, erbe officinali, sedano verde, menta dolce, legno di rosa, caucciù e liquirizia dolce. Sorso denso, morbido, frutto maturo, dotato di buona trama tannica, appesantito giusto un filo da una sensazione leggermente alcolica. 

88 punti. 


2010 – granato classico di buona trasparenza. Diametralmente opposto alla 2010, giocato solo ed esclusivamente su finezza ed eleganza, sia al naso che al palato. L'agrume dolce e la spezia si rincorrono in una gara entusiasmante. Grandissima bevibilità. 

92 punti.


2008 – tra il rubino ed il granato, tonalità più chiara. Comincia l'evoluzione del Boca Doc, un naso complesso che si rivela pian piano: incenso, legna arsa, amarena Fabbri, china e finocchietto selvatico, eucalipto, una nota piccante di paprika, cuoio. Evolve nel bicchiere. Palato denso, freschissimo, sapido, doti di persistenza, un vino definito che rimanda al terreno porfirico di Boca. 

93 punti.


2007 – tra il rubino ed il granato, il naso risulta esuberante ma privo di leggiadria. Mirtilli, mora, liquirizia, cannella, note di cola e a chiudere una sensazione terrosa. Inteso, denso, media lunghezza ed un frutto protagonista, un vino che si trova in una fase non esaltante, ma a mio avviso potrà migliorare, ha ancora la giusta freschezza.

88 punti.


2006 – granato esemplare, lampi arancio. Una sensazione leggermente vegetale anticipa un frutto rosso maturo che si arricchisce di note di mentolo, violetta, ma fatica ad aprirsi ulteriormente. Il palato è ancora piuttosto rigido, nervoso, tannino graffiante e media sapidità. E' in quella fase dormiente tipica dei grandi vini a base nebbiolo, da rivedere in futuro.

87 punti.


2005 – granato vivace, unghia arancio. Un vino paradigmatico del territorio, senza compromessi, o lo si ama "o morte!". Naso austero: radici, cuoio, grafite, pietra calda, ruggine, alleggerito da una viola nitida e dalla scorza di arancia rossa. Il palato è stilisticamente la fotocopia del naso, tannino "nevrotico", graffiante, freschezza spinta ai massimi e grande lunghezza gustativa, senza strafare in corpo e struttura. Grande vino con un lungo futuro davanti a se. 

93 punti.


2004 – granato, media trasparenza, unghia mattonata. Un vino che ha suscitato qualche polemica per via di un paio di bottiglie non in forma, la mia fortunatamente era perfetta e priva di difetti, esordisce austero, note floreali nitide che rimandano alla rosa macerata, alle erbe officinali ed una sensasione di rabarbaro, foglia di tè verde. Palato succoso e ricco di materia, tannino graffiante e lunga scia sapida, un vino lungo ed appagante figlio di una grande annata. Prima vendemmia dei nuovi impianti aziendali. 

92 punti.


2001 – granato vivace, ricordi rubino. Naso che mi ha convinto per via di un'esemplare stadio di evoluzione del frutto, maturo ma ancora ben vivo, sfumature speziate molto fini e dolci. In bocca il tannino è fin troppo levigato, privo di quel nerbo acido che conquista, ed una sensazione di pienezza gustativa non controbilanciata dalla sapidità, e del classico allungo finale, ma un vino nel complesso buono e ben fatto. 

89 punti. 


2000 – granato scarico, unghia aranciata. Naso elegante, ma privo di sfumature ed intensità, note dolci caramella al lampone, menta peperita ed una lieve trama minerale terrosa a chiudere. Il palato ha freschezza, ma manca di corpo e sapidità. Considerando l'annata calda è davvero un vino anomalo, le uve provengono da vigne vecchie di Cerri e Chiò. 

87 punti.


1999 – granato vivace, sfumature aranciate. Il naso appare piuttosto evoluto, confettura di frutti neri, violetta e rosa rossa acre, cacao dolce, cuoio ed una lieve nota di goudron, fatica ad ingentilirsi. Di contro il sorso è scattante, nerbo acido e media sapidità, annata piovosa nel mese di settembre e maturazione non eccezionale dell'uva, un vino che è tra i primi prodotti dall'azienda. 

88 punti.

 

1998 – granato non particolarmente vivace, evidenti note aranciate. E' la prima annata prodotta da Christoph Künzli assieme ad Alexander Trolf. Un vino che risente di una forte necessità di  assestamento che nelle annate successive arriverà. Il naso è impreciso, una lieve nota alcolica copre uno sfondo di erbe aromatiche ed officinali pungenti al naso, tanto agrume ed un floreale acre. Medio corpo, struttura non pervenuta, acidità percettibile, chiude non pulitissimo. Banchi di prova, ci sta. 

84 punti.



Vini di Antonio Cerri, 8 annate del suo mitico Boca per ricordarlo.


1991 – granato vivace, riflessi arancio molto evidenti. Affinamento di 10 anni in botte grande!  Vini davvero d'altri tempi, una carezza che stuzzica il naso con pungenti note di scorza di limone, mandarino, viola acre, tanto porfido e tabacco in foglie. Incredibile l'agrume che si avverte al palato, una sensazione da grande riesling della Mosella, tannino serico ed una bevibilità davvero coinvolgente, vino lunghissimo, che ha tanta grazia. 

91 punti.


1990 – "Shock in my town!" Non è il maestro Battiato, ma un vino che dopo quasi 30 anni stupisce per grazia e carattere sin dal colore granato/aranciato, pare vi sia una lampadina dentro al bicchiere. Il naso in perfetta sinergia tra complessità e finezza, si apre su note di arancia rossa e chinotto, finocchietto selvatico, timo, pepe bianco, che meraviglia! Succosissimo al palato, una spremuta di agrumi che ha spalle larghe e tanta sapidità, millesimo straordinario, da bere a secchiate. 

95 punti.


1989 – se vi è un calice identikit del territorio di Boca è certamente racchiuso dentro questo millesimo. Granato chiarissimo, riflessi arancio-mattone. Porfido, porfido, porfido! Ma non solo, una sensazione di vinile, ruggine, arancia rossa sanguinella, timo limonato, zucchero a velo vanigliato. Ma ciò che sorprende maggiormente è la pulizia e l'integrità di questi profumi, privi di qualsivoglia sacrosanto spunto acetico, visti i 30 anni dalla vendemmia. Il palato, spinto da una acidità surreale possiede un tannino ancora graffiante, sul finale si avverte una certa maturità del frutto, ma il vino non si siede assolutamente.

91 punti. 


1985 – da annoverare come uno dei vini più interessanti della serata, conquista subito per vivacità e leggiadria cromatica, tra il granato e l'aranciato. Tripudio di agrume, scorza di cedro, mandarino, note mature di susina rossa. Il balsamico diventa evidente, muschio, mentolo, pepe bianco, delicato eppur tagliente. Il palato è sorretto da un frutto agrumato integro e da toni speziati, lunghissima scia sapida che riempie il palato, tannino serico, davvero un  vino glorioso.

95 punti.


1970 - un vino, che arrivando dopo il precedente '85, parte svantaggiato perché diametralmente opposto, a parte forse il colore abbastanza simile. Il naso è imperfetto, i toni complessi di ruggine, zolfo, smalto e mandorla sono accompagnati da una nota un filo pungente, potrebbe trattarsi di uno spunto acetico, ma non ne sono sicuro, forse bisognava semplicemente attenderlo di più nel bicchiere. Il palato conferma le mie impressioni perché l'acidità è leggermente sgraziata, manca un centro bocca ed una sapidità che fino ad ora è onnipresente nei vini di Cerri.

86 punti.


1961 – ci troviamo davanti ad uno "splendido sessantenne", ripeto 60 anni! Mi è capitato di assaggiare vini a base nebbiolo dei primi anni '60, ma aldilà di interessanti evoluzioni olfattive in bocca risultavano spenti, troppo maturi, in alcuni casi completamente privi di acidità se non morti e sepolti. Questo Boca è un piccolo miracolo racchiuso dentro ad un calice. Il colore è ancora vivace, un granato intenso, con riflessi arancio. Naso spettacolare, rosa macerata davvero nitida, salamoia di olive, l'agrume candito che ricorda dolcemente il panettone. Ma è qui che il vero Alto Piemonte fa la differenza perché l'acidità è ancora vibrante, riempie il palato per via di un frutto maturo che regala una sensazione dolce-sapida da vero fuoriclasse. Lungo oltre ogni limite, ma con una grazia da ballerina della Scala.

93 punti


1958 – alzo lo sguardo ed incrocio quello di Christoph Künzli e Mauro Carosso, delegato Ais di Torino, uno dei massimi esperti italiani di nebbiolo, sicuramente tra i più appassionati, ricordo con piacere il mio esame orale per diventare sommelier, fu lui il mio esaminatore e già ai tempi si parlò di Boca, noto che entrambi increduli mi sorridono con faccia perplessa, azzardo un ipotesi: "Si, proprio così, quella nota è pesca noce!".  Sono consapevole che il nebbiolo, quando affina così a lungo, è in grado di tirar fuori note delicate e fini da grande vino bianco, ma una sensazione così dolce e suadente dopo 60 anni di bottiglia non mi è mai capitata, un vero e proprio succo di pesca maturo coadiuvato da un agrume altrettanto dolce di mandarino, melone, pepe rosa. Non è possibile, forse mi sono sognato tutto, perché in bocca non è da meno, il frutto corrisponde e la freschezza del sorso alleggerisce e stimola la beva. Un vino davvero immenso.

95 punti.


1950 – descrivere un vino che ha 68 anni di vita è cosa assai sfidante per un appassionato, mi è già capitato per carità, ma poche volte ho sentito la necessità di interrompermi così bruscamente, allora faccio un passo indietro e ripercorro mentalmente il mio vissuto. Al diavolo aggettivi, note, sfumature, qui ci troviamo davanti alla prova inconfutabile che Dio esiste ed è sceso in terra per darci una lezione di stile per ricordarci cosa s'intende per vera armonia in un vino. Questo millesimo di Boca del grande Antonio Cerri ha messo d'accordo tutta la platea, è risultato senza ombra di dubbio il vino più aggraziato, elegante, equilibrato, complesso e sfaccettato dell'intera verticale, quasi una somma delle migliori impressioni memorizzate durante la degustazione dei vari millesimi. Mi sento davvero onorato di aver avuto la possibilità di assaggiare un millesimo di Boca tanto straordinario, e di poterne scrivere con il sorriso fra le labbra.

97 punti


Ci tengo nuovamente a ringraziare Christoph Künzli e tutte le persone che hanno reso possibile l'evento, la giornata è stata davvero indimenticabile, non solo per via di vini eccezionali che mi hanno fatto innamorare dell' Alto Piemonte ancor di più di quanto già non lo fossi, ma perché i vari aneddoti vissuti non hanno fatto altro che confermare gli ideali in cui credo. Al giorno d'oggi, la passione ed il rispetto verso un grande territorio in grado di guardare avanti, ma anche disposto a fermarsi a rileggere il passato è la vera chiave di svolta per un'azienda che vuole produrre grandi vini, attuali per forza di cose, ma pieni di verità. Una verità autentica, in grado di tradurre le peculiarità di un intera epoca dentro ad un bicchiere di vino. Io continuo a vederlo sempre mezzo pieno, e mi auguro in futuro di ritrovare al suo interno gioielli del calibro di "1998-2018 Ventennale-Le Piane."


Un ringraziamento speciale a Danila Atzeni per gli scatti fantastici!

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