Passano gli anni ma l’attenzione che riservo al territorio di Boca è sempre tanta, lo ammetto. Questo piccolo borgo, situato sulla sponda novarese dell’Alto Piemonte ad una discreta altitudine, siamo a 389 metri sul livello del mare, riserva sempre qualche interessante novità. La vera e propria rinascita del comprensorio, avvenuta ormai una quindicina d’anni fa, sta dando i suoi frutti. Non bisogna mai dimenticare che fino agli anni'50 queste colline erano tra le più estese del Piemonte in termini di ettari vitati, se ne contavano ben 42.000. L'avvento dell'industria e del conseguente boom economico fece desistere le nuove generazioni dal continuare la tradizione familiare, avvicinandoli sempre di più alle opportunità lavorative date dalle industrie circostanti nel settore tessile e metalmeccanico. Tutto ciò determinò un lento e progressivo abbandono, il bosco pian piano cominciò a riprendersi i propri spazi fino a quando a fine anni ’90, al contrario, la crisi industriale spinse le generazioni del periodo a riconsiderare elementi quali terravigneto e vino una vera e propria opportunità per trovare una dimensione, spesso ben più gratificante di una vita passata in fabbrica, 8 ore al giorno a svolgere sempre lo stesso lavoro, spesso noioso e poco stimolante. 

(Marco Bui - Foto: Giulio Barzaghi)

Tenute Guardasole è senza dubbio una realtà vitivinicola che si colloca in questa nuova dimensione, un periodo storico caratterizzato da costanti difficoltà, nessuno può negarlo, ma è l’impegno del singolo o la passione dell’individuo, in questo caso Marco Bui, titolare della suddetta azienda, a creare l’opportunità, a percorrere una strada che il più delle volte porta al traguardo, alla realizzazione personale di un’intera esistenza. La Cantina è nata da pochi anni e ha sede a Grignasco (NO), uno dei 5 comuni inseriti nel disciplinare di produzione che determina la Doc Boca, nata nel 1969. Per dovere di cronaca gli altri 4 sono BocaMaggioraCavallirio e Prato Sesia, le uve ammesse sono: nebbiolo, chiamato Spanna localmente, 90-70%; vespolina e uva rara, chiamata anche bonarda novarese, da sole o congiuntamente dal 10% fino al 30%. Il vino che ne deriva non può essere messo in commercio se non dopo un invecchiamento minimo di 34 mesi, di cui minimo 18 mesi in botte di rovere o castagno.  

(La piccola bottaia - Foto: Tenute Guardasole)

Il comune di Grignasco è ubicato all’imbocco della Valsesia, ci troviamo piò o meno alla fine della provincia di Novara, una zona che comincia ad assumere tratti montani caratterizzati da colline piuttosto ripide e sentieri scoscesi, dove il bosco nasconde in parte i filari delle cosiddette “vigne nascoste”, un elemento che torna sempre un po’ in tutto l’Alto Piemonte. Non esiste la spettacolarità dei vigneti che riempiono lo sguardo semplicemente percorrendo una strada provinciale dal manto stradale intatto, i vigneti, in parte considerati veri e propri cru del territorio, bisogna sudarseli; la natura è al centro di tutto, la vite da queste parti è immersa in una pace ed una quiete uniche per certi versi; ed è forse anche per questo che i vini spesso risultano indimenticabili, vere chicche enologiche del nostro Belpaese. Uno tra questi cru, o se vogliamo area vitivinicola del comprensorio di Boca, è la cosiddetta “Traversagna”, una regione tra le più storiche e particolarmente vocate del territorio che rappresenta il fulcro dell’attività di Tenute Guardasole che dispone di 1,5 ettari di proprietà. Non bisogna mai dimenticare che il Boca Doc è figlio del noto Supervulcano del Sesia, Sito Unesco, la vite cresce e si sviluppa su suoli composti da ciottoli di granito, porfido e sfaldature di rocce dolomitiche del Monte Fenera. Caratteristiche uniche al mondo che determinano: livelli di acidità del terreno tra i più bassi in assoluto, mineralità pressoché infinita responsabile di aromi del tutto particolari e tratti gustativi marchiati da una sapidità inconfondibile, che è la chiave di svolta per vini longevi e affascinanti. Le vigne di Marco Bui, in Traversagna, sono caratterizzate da un terreno morenico che gode di un sub strato molto acido e ricco di porfidi che vanno da un colore giallo acceso a tonalità arancioni e talvolta rosse: affascinante coglierne le sfumature, un gioco di colori degno di un pittore impressionista. L’azienda è certificata biologica: nessun diserbante o pesticida, tantissimo lavoro manuale e la costante ricerca del rispetto del verde, della fauna locale, nell’interesse di tutto l’ecosistema che gravita attorno all’uomo. Tre i vini prodotti: due sotto la denominazione “Vino Rosso”, il “Virgilio” e il “Pio Decimo”, attenzione li ho degustati più volte e non sono per nulla vini d’ingresso o peggio vini definiti “base”, odio questo termine, sono ottimi vini caratterizzati da uve vespolinanebbiolo, localmente chiamato spanna, e dolcetto di Boca. Il primo è un blend affinato in solo acciaio: fresco, profumato e succoso, il secondo 100 % nebbiolo affinato un anno in botti di rovere; un buon modo di avvicinarsi al fratello maggiore Boca Doc, che ora illustrerò, in un’annata che può definirsi un bel banco di prova per un produttore, la calda e torrida 2017. In realtà è la seconda prodotta dall’azienda, la prima è stata la gloriosa 2016, un millesimo che, per ragioni d’estrema regolarità e assenza di fenomeni atmosferici avversi, verrà ricordato a lungo. Ma non tutte le zone sono uguali, anche in un comprensorio non grandissimo come quello di Boca, la Traversagna ad esempio è una zona che risente molto delle correnti che arrivano dal Monte Rosa, le stesse soffiano da nord e producono notevoli escursioni termiche diurne, il Fenera al contempo crea una sorta di riparo naturale favorendo inverni non eccessivamente rigidi, primavere temperate ed estati e autunni caldi e piuttosto soleggiati; buona maturazione dei grappoli con uve dagli aromi intensi e complessi per via della grande mineralità del suolo. Dunque, in un’annata come la ’17, ha patito meno di altri versanti collinari più vicini all’area che torna per così dire verso la città di Novara. Ma è tempo di raccontarla e come sempre c’è un solo modo per farlo: assaggiarla.  


(Sezione terra nel vigneto sulla Traversagna - Foto: Tenute Guardasole)

Il Boca 2017 di Tenute Guardasole deriva da vigneti esposti a sud e allevati a guyot semplice in Traversagna – Strada per Boca, a un’altitudine pari a 460-490 m.s.l.m.. 14% Vol., è composto da 80% nebbiolo, 20% vespolina, resa per ettaro massima di 80 q.li. 30 mesi d’affinamento di cui almeno 18 in botti di rovere. Granato con riflessi rubino, caldo, profondo e di media trasparenza, mostra un buon estratto che nel bicchiere sviluppa consistenza. Il millesimo 2017 regala linee sinuose che partono dall’esame olfattivo, lo stesso è caratterizzato da un bouquet che squaderna toni golosi, frutti dolci bel lontani dalla confettura: mirtilli, visciole, ribes nero su uno sfondo agrumato che richiama l’immancabile arancia rossa sanguinella, sentore tra i più tipici del Boca Doc; con lenta ossigenazione liquirizia, viola e guizzi speziati di pepe nero e grafite, affiancati dalle tipiche erbe officinali, altro marchio distintivo del carattere di questo vino, distinguo genziana e un curioso aroma di anice stellato. A distanza di ore dalla mescita, ricordi di terriccio, pietra calda, sottobosco e rimandi territoriali estremamente coerenti. In bocca è pieno, intenso, morbido e al contempo succoso, legno perfettamente digerito, legge meravigliosamente l’annata caratterizzata da una freschezza perfettamente in linea con la sapidità, quest’ultima in leggero vantaggio. Un profilo che ricorda le stupende modelle anni ’60, dove le curve erano un valore aggiunto altroché. Il vino è ancora giovane e deve stemperare la grande mineralità del terroir, elemento che funge da assicurazione per la vita e fa presagire ottime potenzialità d’invecchiamento; tuttavia lo si può definire tranquillamente equilibrato sin da ora, soprattutto in quest’annata. Come già anticipato, ma lo voglio ribadire: la sapidità marcata è l’elemento caratterizzante di queste colline dell’Alto Novarese e la freschezza è quasi sempre in prima linea, data dai terreni molto acidi. Particolarmente indicato su primi piatti elaborati a base di carne o secondi dove la selvaggina è protagonista; non disdegna nemmeno formaggi stagionati della vicina Valsesia.

(Boca DOC Tenute Guardasole - Foto: Giulio Barzaghi)


di Andrea Li Calzi


Ciao ragazzi,

mi presento, sono Andrea Li Calzi e vivo a Novara. Da sempre ho avuto svariate passioni: basket, musica, cinema e cucina.

Quest’ultima, nel 2004 mi ha permesso di conoscere il mondo del vino, di tutte le passioni è quella che seguo di più, quella a cui dedico più ore del mio tempo libero, ma ciò che amo maggiormente è proprio visitare le aziende dell'Alto Piemonte, regione vitivinciola in cui sono nato e cresciuto, vera e propria culla del Nebbiolo, da noi chiamato Spanna, il re dei vitigini italiani.

Non contento di ciò che ho imparato dai libri comprati, e dalle aziende vitivinicole visitate in svariate regioni d’Italia, ho deciso nel 2012 di frequentare i corsi dell’Associazione Italiana Sommelier e dopo aver letteralmente “divorato” i tre livelli del corso, finalmente nel Giugno del 2013 mi sono diplomato assieme alla mia ragazza.

Danila, grazie a Dio ha la mia stessa passione, successivamente abbiamo frequentato "l'Ecole de Champagne" di Roberto Bellini, un seminario composto da due livelli di approfondimento sul vino più famoso di tutti i tempi, nel 2014 abbiamo avviato on line un blog dal nome "Fresco e Sapido", dedicato al mondo del vino a 360°. Attualmente sono anche uno degli autori della rivista Lavinium di Roberto Giuliani, dal 2000 una delle riviste indipendenti di settore più importanti dello stivale.

Considero questa nobile bevanda un qualcosa che va di pari passo con la civiltà dell’uomo, per svariate ragioni.

In questo nuovo blog, un progetto che sento molto e di cui ringrazio Gian Franco Reino per avermi voluto al suo fianco, il mio desiderio più recondito è quello di farvi conoscere il mio amato Alto Piemonte come non l'avete mai nemmeno immaginato.

Credetemi la materia è più che appassionante, ma non solo, sarà un viaggio dal quale non si torna più indietro.

Si parlerà di vino, una materia che vi permetterà di sviluppare i vostri sensi primordiali più assopiti, gli stessi che abbiamo un pò perso per strada.

Uno di questi è l’olfatto. Questo importante istinto, leggendo i miei aritcoli e assaggiando di conseguenza i vini che avrò il piacere di consigliarvi, lo ritroverete, come tante altri aspetti sensoriali che più avanti vi illustrerò.

Si parlerà di territorio, uno dei più antichi del Piemonte, tra i più vocati per tante, troppe ragioni, ma non voglio ancora svelarvele.

Affronterò interviste con i produttori di vino e con gli enologi del terriotrio, vi parlerò di eventi eno-gastronomici, eventi culturali, dove il vino è sempre presente e funge da complemento, per creare il giusto clima di convivialità.

Questa è una passione viscerale, l’unica che oltre a sviluppare l’intelletto sviluppa i vostri sensi, la vostra anima e dunque il vostro cuore.

Vi permetterà di conoscere tante persone di svariate culture e civiltà, di viaggiare e di fare nuove amicizie, di confrontarvi e perché no, di mettervi in discussione.

Non c’è nulla di più esaltante che assaggiare un bicchiere di vino nel luogo dov’è stato prodotto, pensate alle colline del comprensorio di Boca o di Gattinara, sullo sfondo il Monte Rosa, vera icona del nostro territorio, magari avendo prima parlato con le persone che hanno lavorato le stesse vigne nelle quali sono nate e cresciute.

Infine, magari dopo aver assaporato qualche piatto della cucina locale, fermarvi a considerare che tutto ciò vi ha permesso di provare un’autentica emozione.

Dunque restate sintonizzati, ci sarà da divertirsi e ricordate: "La vita è troppo breve per bere vini mediocri", come disse 

Johann Wolfgang Goethe, io mi permetto di aggiugere: "meglio bere grandi vini dell'Alto Piemonte".