Nel territorio delle Coste della Sesia e delle Colline Novaresi, nelle province di VercelliBiella e Novara, il Nebbiolo è comunemente indicato con il nome di “Spanna”, “Spana" o "Span"¹. La Spanna, al femminile per indicare il vitigno e al maschile, lo Spanna, per indicare il vino, è utilizzata in purezza o in uvaggio² in tutte le denominazioni dell’ Alto Piemonte: nelle due DOCG, Gattinara Ghemme, e nelle sette DOC, BocaBramaterraFaraLessona e SizzanoCoste della Sesia Colline Novaresi.


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Storicamente il Nebbiolo, noto per il suo tannino rilevante, veniva tagliato con altri vitigni per renderlo gradevole in minor tempo. I contadini, in particolare per il consumo personale, non potevano infatti permettersi di aspettare lunghi periodi di affinamento in botte. Grazie appunto alla micro ossigenazione del legno, durante l’affinamento in botte il gusto del vino diviene più morbido ed equilibrato e i tannini diventano meno astringenti. In Alto Piemonte, questa tradizione si è mantenuta e in quasi tutti i disciplinari è quindi previsto di combinare la Spanna ad altri vitigni locali, come la vespolina, la croatina o l’uva rara.

Numerose sono le ipotesi e le congetture sull’origine del termine “spanna”. È immediato pensare ad un nesso con l’antica unità di misura, corrispondente a circa 20 cm, ossia la distanza tra la punta del pollice e quella del mignolo in una mano di adulto aperta. Riferendosi al vitigno si potrebbe quindi pensare alla lunghezza del grappolo, pari effettivamente a circa una spanna.


Ma anche alla distanza tra una gemma e l’altra sul tralcio, che nel nebbiolo è appunto pari a circa una spanna, come spiegatomi da un viticoltore incontrato sulle colline del Bramaterra.


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Riferendosi invece al sistema di allevamento si potrebbe ragionare sulla distanza tra le viti sui filari o sulla distanza tra un filare e l’altro. A questo punto occorre però fare un tuffo nel passato. Come riportato dal Pattono³, già nei documenti del Basso Medioevo si distingueva la coltura della vite a filare praticata in collina, di matrice greca, da quella espansa diffusa nelle zone pianeggianti ad alteno dove la vite è sostenuta da alberi da frutta, di origine etrusca. In una pergamena del 1446 conservata presso l’Archivio dell’Ospedale Maggiore Sant’Andrea di Vercelli è scritto che gli affittuari dovevano piantare le “vitibus spanis et altis”, distinguendo quindi tra i due sistemi di allevamento. Anche secondo Giovanni Donna D’Oldenico la coltura specializzata era detta “spanis”. “Spana” nel glossario medievale del Du Crange è definita come la misura di cinque piedi della lunghezza di una spanna, circa 100-120 cm, pari alla distanza tra le viti sui filari. “Spanna” potrebbe così derivare da Spana, proprio per indicare un sistema di allevamento specializzato e quindi essere divenuto col tempo sinonimo di quel nobile vitigno, il Nebbiolo, che allevato “spanis” produce uve e vini di eccellente qualità. Proseguendo nei ragionamenti etimologici “spanna”, che nel dialetto novarese è detta “sponia” o “spolnia”, potrebbe derivare da Spionia, vitigno che Plinio il Vecchio nella sua Naturalis historia del 77 d.C. definisce caratteristico per la maturazione che avviene alle prime nebbie autunnali, particolarità questa tipica delle uve di Nebbiolo. Spionia potrebbe inoltre derivare da spinus, il pruno selvatico, i cui piccoli e compatti frutti, oltre ad assomigliare a quest’uva, vengono ricoperti dalla pruina, un velo ceroso che si deposita sulla buccia caratteristica anche del Nebbiolo. Inoltre, è da constatare come la vite fosse solitamente coltivata insieme ai pruni selvatici presenti ovunque nel territorio. Infine, sempre il pruno e la pruina potrebbero essere anche all’origine del termine “prunent”, nome con cui viene chiamato il Nebbiolo coltivato in Val d’Ossola.


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Come riferisce il Pattono, tesi più fantasiose riportate dal Cunsolo fanno risalire il termine “spanna” ad un’ipotetica origine spagnola del vitigno. Sembra infatti che il Cardinale Mercurino Arborio, marchese di Gattinara e Gran Cancelliere di Carlo V, inviò ad alcuni sui parenti a Gattinara delle barbatelle che si pensava provenissero dalla Spagna. Per una curiosa coincidenza la tilde sulla "n" di “Espana” fu interpretata per errore come una seconda "n" omessa e così si lesse “Espanna” da cui derivò quindi “Spanna”.

In conclusione, risulta dunque difficile stabilire un’origine esatta del temine “spanna” per indicare il Nebbiolo. Ma una cosa è certa: il Nebbiolo è nettamente una spanna sopra gli altri!


1 G. Dalmasso, G. Dell'Olio ed A. Corte - "Nebbiolo", Principali vitigni da vino coltivati in Italia - Volume II, Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste, 1962

2 Si parla di uvaggio quando uve provenienti da vitigni diversi vengono vinificate insieme; differente è l’assemblaggio, tipico del metodo bordolese, di combinare vini ottenuti da vitigni diversi vinificati separatamente

3 A. Pattono - Sua eccellenza il Gattinara – Botalla Editore



di Gabriele Confortola


Classe 1985, vivo tra la Valsesia, Bormio e Milano. Sono cresciuto nell’albergo della mia famiglia e così sin da piccolo mi sono trovato immerso nel mondo della ristorazione e del turismo. Scopro la mia passione per il vino molto presto, come di consuetudine in ambito montano. Approfondisco con molto entusiasmo le mie conoscenze enologiche partecipando a numerosi eventi e fiere di settore. Nel 2014 conseguo il titolo di Assaggiatore Onav, nel 2016 quello di Esperto Assaggiatore. Nel 2017 frequento il corso di primo livello AIS. Partecipo spesso a banchi di assaggio e degustazioni a tema, anche organizzate dal sottoscritto. Sono appassionato di vitigni autoctoni e del legame con il loro terroir. Cultore dell’enogastronomia italiana a 360°, credo moltissimo nel suo potenziale. Per questo motivo dedico parte della mia attività di ingegnere civile e ambientale a progetti di sviluppo rurale e di guida escursionistica a progettare e condurre escursioni a tema enogastronomico.


In vino felicitas.