La grandezza di un territorio vitivinicolo si misura attraverso diversi fattori. Non è solo l'unione di storia, cultura e ambiente pedoclimatico. L'unione e la coesione dei suoi protagonisti giocano un ruolo fondamentale.

Ricordo una serata dedicata ai vini di Bordeaux, l'enologo, che presentava la serata, ci raccontò un simpatico aneddoto. Un turista, girando per cantine in Francia, continuava a chiedere ad ogni produttore come fosse il vino del vicino,  prontamente, senza nemmeno pensarci il titolare rispondeva: "Buonissimo, come vuoi che sia? Siamo a Bordeaux, si produce il vino più buono al mondo, non lo sai?".

Al di là dell'indiscussa capacità commerciale dei cugini d'Oltralpe di fare squadra e valorizzare il marchio o comprensorio, più che sempre e solo il proprio singolo tornaconto, ritengo che questo aneddoto risulti significativo.                                                                      Sono sicuro che in Italia ancor oggi, se per esperimento facessimo la stessa cosa, tre produttori su cinque comincerebbero a storcere il naso, screditando magari in maniera diplomatica, il vino del proprio vicino, anche e soprattutto in maniera ingiustificata il più delle volte.

Per fortuna molti comprensori vitivinicoli italiani hanno cominciato invece a suonare un altro tipo di musica. Il primo che ricordo con affetto è quello della Valle d'Isarco in Alto Adige, come dimenticare poi l'egregio lavoro svolto dal comprensorio dei viticultori appassionati di Dolceacqua, nell'estremo Ponente ligure.                                                                                                                                    Ormai da diversi anni anche l'Alto Piemonte suona questo tipo di musica, grazie al costante impegno in vigna ed in cantina dei suoi protagonisti, inoltre il Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte promuove eventi e manifestazioni in tutto lo stivale, tutto ciò sta diventando un piccolo grande caso a livello italiano, e noi appassionati non possiamo che esserne orgogliosi.

Proprio per questo motivo lo scorso novembre, ho accettato volentieri l'invito di Anna Sertorio, titolare dell'azienda Podere ai Valloni, situata a Boca in provincia di Novara, una delle DOC maggiormente vocate e storiche dell'intero Alto Piemonte.


Anna ci teneva molto a presentare, nella sua splendida sala degustazioni all'interno della sede della cantina, oltre ai propri vini, anche quelli di due piccoli produttori che conosce da tempo e che fanno parte di due denominazione diverse dalla sua, ovvero Bramaterra e Gattinara, al di là del Sesia,  in una provincia diversa, quella di Vercelli.

Questo è un esempio magnifico di come si possa collaborare nell'interesse di tutti, comunicando insieme con la giusta unione, allo scopo di valorizzare il territorio oltre che il proprio vino o la propria DOC, perché è solo in questo modo che l'appassionato o il semplice curioso, comincerà davvero ad interessarsi, a capire le peculiarità di un vino, date dal terreno, dal clima, dalle scelte in vigna ed in cantina.

In compagnia di Danila, che mi accompagna sempre in queste belle giornate di approfondimento e che si occupa di scattare le foto, sabato 11 novembre ci siamo recati a Boca.                                                                                                                                                                      

Mi preme ricordare che l’area geologica in questione è del tutto unica e particolare, nella fattispecie quella del Boca è nota come “Complesso dei porfidi quarziferi del biellese”, ed è composta da rocce acide, queste meravigliose colline rappresentano la parte terminale della conoide, formata dal detrito abbandonato dai ghiacciai del Monte Rosa, è un terreno roccioso, sassoso, ghiaioso che presenta un elevato grado di acidità (Ph 4.7).

Ma torniamo al Boca, cominciamo col dire che questa antica DOC novarese, nata nel 1969 e tra le più antiche d'Italia, si può produrre solo con uve provenienti dai seguenti vitigni, con queste proporzioni: Nebbiolo, chiamato Spanna localmente, 90-70%; Vespolina e Uva Rara, chiamata anche Bonarda Novarese, da sole o congiuntamente dal 10% fino al 30%. Il vino che ne deriva non può essere messo in commercio se non dopo un invecchiamento minimo di 34 mesi, di cui minimo 18 mesi in botte di rovere o castagno.

Le uve devono essere raccolte nella zona di produzione compresa nei comuni di Boca, Maggiora, Cavallirio, Prato Sesia e Grignasco tutti in provincia di Novara.

Podere ai Valloni è un azienda nota nel comprensorio, è tra le poche che anche negli anni dell'abbandono continuò a produrre vino nonostante molti preferissero lasciare il lavoro in vigna, per inseguire la tranquillità del progresso nelle fabbriche del circondario, che davano uno stipendio sicuro, lontano dai mille capricci della vendemmia.                                                                                                                 

Attorno ai boschi del Parco Naturale del Monte Fenera, in queste pregiate le colline, i loro vini a mio avviso sono testimoni autentici dell'esperienza e della cura con cui viene lavorata la terra da sempre, allo scopo di produrre circa 6.000 bottiglie per annata.

vigneti, coltivati in questi veri e propri valloni, da qui prende il nome l'azienda, raggiungono i 500 metri sul livello del mare, qui sorge "Vigna Cristiana" che da il nome al vino di punta, il Boca DOC, coltivato assieme al resto dei vigneti, con amore e passione.

I proprietari dell'azienda si prefiggono lo scopo di creare una sorta di sintonia con la biosfera, valorizzando i boschi circostanti e la natura che li ospita.


Tra i filari dell'azienda dove Anna ci ha illustrato la filosofia aziendale, abbiamo potuto ammirare i boschi del Monte Fenera, il celebre Santuario di Boca ad opera del famoso architetto Alessandro Antonelli, oltre al vero simbolo dell'Alto Piemonte, il nostro amato Monte Rosa.

Inoltre, in vigna abbiamo potuto ammirare i famosi porfidi rosa di Boca, l'elemento principe che dona spiccata mineralità e sapidità a questi grandi vini.


Dopo questa piacevole passeggiata e non prima di aver visitato la cantina dove avviene la vinificazione e l'affinamento, oltre allo stoccaggio dei vini dell'azienda, siamo rientrati nella sala degustazioni per dare inizio alla serata con i tre produttori.



Matteo Baldin, è un piccolo produttore che possiede tre ettari di vigneto a Lozzolo in provincia di Vercelli, uno dei sette comuni storici dove si produce il celebre Bramaterravino storico dell'Alto Piemonte, DOC dal 1979.

La DOC è composta da uve nebbiolo, detto spanna, dal 50 al 80%, croatina fino al 30%, uva rara e/o vespolina fino al 20%. L'affinamento previsto dal disciplinare è di 22 mesi, di cui 18 in legno. La riserva richiede un invecchiamento di 34 mesi, di cui 24 in legno.

Il territorio di Lozzolo è composto da terreni misti di argilla e porfidi vulcanici. Contrariamente alla zona di Boca, qui ci troviamo sulla riva sinistra del fiume Sesia. Ottime le escursioni termiche, i vigneti sono ben ventilati.                                                                              Matteo produce circa 6.000 bottiglie e dal 2005, insieme ad altri due piccoli e giovani produttori, Franco Patriarca e Luca Caligaris, promuove i propri vini anche sotto il nome comune di “Quat Gat” - Piccoli Vitilcoltori Vercellesi.

La filosofia di questi vignaioli è rappresentata dal rispetto dell’ambiente, pur non essendo aziende biologiche certificate. Matteo, prima di servire i vini, ci spiega che l'obbiettivo è quello di avvalersi degli insegnamenti tradizionali tramandati della famiglia, impreziositi ed ampliati da quelli acquisiti negli anni, grazie allo studio in scuole ed istituti specializzati.

Purtroppo i vini di Luca Caligaris, non erano presenti alla serata, mentre quelli di Franco Patriarca si.

Entrambi sono titolari dell'omonima e rispettiva azienda con sede in Gattinara, comune storico che da il nome alla celebre DOCG del vercellese, riconosciuta nel 1990, altamente vocata per la produzione di grandi spanna da lungo affinamento.

La DOCG è composta da uve nebbiolo, detto spanna, dal 90% al 100%, nel restante 10% possono essere impiegate vespolina, massimo 4% e uva rara, chiamata anche bonarda di Gattinara.

Per questa celebre denominazione sono previsti minimo 35 mesi di invecchiamento24 dei quali in legno. Per il Gattinara Riserva invece sono previsti 47 mesi, 36 dei quali in legno.

Si può produrre unicamente nel comune di Gattinara, in provincia di Vercelli, i terreni sono compatti in profondità e friabili in superficie, composti prevalentemente da porfidi, la maggior parte di questi vigneti risultano ben esposti e ben ventilati, con forti escursioni termiche.

Franco è un personaggio ben noto in quel di Gattinara, oltre che per il vino anche per il suo carattere molto affabile e scherzoso, organizza nel suo comune diverse iniziative durante l'anno, ed è famoso anche per le sue celebri risottate a cui partecipano tantissime persone in paese, per nostra fortuna ha spadellato anche durante questo evento a cui ho avuto il piacere di prendere parte.


Ma veniamo ai vini degustati durante questa splendida giornata autunnale, cominciando proprio dall'azienda che ci ospita, ovvero Podere ai Valloni. Con l'annata 2014 questa storica realtà di Boca ha ricevuto la certificazione biologica, ma Anna ci tiene più volte a sottolineare che da sempre adotta un metodo di coltivazione ispirato ai principi dell'agricoltura biologica, attuando diradamenti mirati, consentendo così alla vite di sviluppare e concentrare le sue risorse sui grappoli migliori.


Colline Novaresi DOC Rosso "Sass Russ" 2016, Podere ai Valloni.


Nebbiolo 50%, uva rara 50%, stabilizzato prima in acciaio, segue affinamento di sei mesi in botti di rovere. 12% vol. Manto rubino, riflessi violacei intensi e vivaci, media consistenza. Il naso è intenso, il frutto domina con note fresche di frutti rossi e ciliegia croccante, toni speziati ed effluvi balsamici. Il palato possiede grande freschezza tipica del terreno in cui è coltivato, sapido e minerale, il tannino è percepibile, buona struttura, risulta di corpo e di media persistenza. 


Colline Novaresi DOC Nebbiolo "Gratus" 2015, Podere ai Valloni


Nebbiolo 85%, uva rara 15. Stabilizzato in vasche d'acciaio, seguono sei mesi di affinamento in tonneaux di terzo passaggio. 13% vol. Veste rubino con riflessi porpora, vivace, buona consistenza e trasparenza. Il naso è intenso, fruttato con note di lampone, un bouquet caratteristico marcato dalla spezia e dalla violetta. Il tannino è percettibile e ben legato, risulta un vino equilibrato e piacevole nonostante la giovane età, lunga scia sapida.

Ma veniamo ora al cavallo di razza, alla massima espressione di questo territorio. Un vino che ogni anno conquista maggiormente l'attenzione degli appassioanti, la curiosità di assaggiarlo è sempre ai massimi per quanto mi riguarda.


Boca DOC "Vigna Cristiana" 2009, Podere ai Valloni


Nebbiolo 70%, vespolina 20%, uva rara 10%. Affina tre anni in botti di rovere. 13,5 % vol. Color granato con riflessi rubino, buona trasparenza, è consistente e vivace nel bicchiere. Risulta intenso al naso, speziato, il minerale pietroso si alterna alla scorza di arancia sanguinella, note di grafite e pellame a chiudere. Con lenta ossigenazione si apre alla foglia di tabacco, sbuffi balsamici di mentolo ed eucalipto. Chiude speziato, il pepe nero soprattutto. Il sorso risulta pieno, intenso, succoso, tannico, il vino dimostra la classe del territorio di Boca, grazie ad una sapidità da vero fuoriclasse. Esempio paradigmatico dei vini del Supervulcano del Sesia figli del Monte Rosa. Grandi potenzialità di invecchiamento.

E' tempo di pensare anche agli ospiti di Podere ai Valloni e di raccontare i loro vini.

Dopo una piacevole chiacchierata con Matteo Bladin, che ci ha illustrato con passione la filosofia che sta dietro al progetto "Quat Gat", passiamo alla degustazione del suo Bramaterra DOC, e di due vini di Franco Patriarca: un Coste della Sesia DOC ed un Gattinara DOCG.


Bramaterra DOC 2013, Matteo Baldin.


Nebbiolo 70%, croatina 20% e vespolina 10%, da vigne ad un’altitudine intorno ai 300 metri. Affinato in barriques fino a 30 mesi. 13% vol. Manto rubino, con sfumature granato. Consistente e vivace nel bicchiere. Il naso è speziato, note dolci di noce moscata a cannella, importante il frutto che si sviluppa su more, mirtilli e ciliegia matura. Una vena minerale di terra bagnata si alterna ad un sentore di vaniglia in stecca, il legno, in questa fase è ancora piuttosto marcato, ma con lenta ossigenazione svanisce, è un vino ancora giovane. Il palato infatti lo dimostra, tannino fitto ma ben coeso alla materia, si avverte una sensazione di pienezza del frutto che lo rende morbido e adatto a diversi abbinamenti gastronomici, abbastanza intenso, chiude lungo e sapido.


Coste della Sesia DOC 2014, Franco Patriarca.


Nebbiolo 60%, uva rara 40%. Affinamento di 18 mesi in piccole botti di rovere, 12% vol. Manto rubino, riflessi granato, consistente di media trasparenza. Il naso esordisce fine, improntato su note di piccoli frutti rossi maturi, quali lampone e ribes. Una spezia dolce di noce moscata si alterna ritmicamente a note minerali pietrose, ravvivate da un floreale leggermente acre di viola. Il palato è inteso, buona freschezza e media sapidità, coerente nel frutto descritto chiude lievemente ammandorlato, non lunghissimo ma piacevole e beverino. Tannino percettibile, ben fatto.


Gattinara DOCG 2013, Franco Patriarca.


Nebbiolo 100%. Vigne a 400 metri sul livello del mare, più dell'80% dei vigneti ha un età compresa tra i 30-40 anni. Affinamento di tre anni in botti di rovere, 6 mesi in bottiglia. 13% vol. Veste granato classico, vivace e luminoso di buona trasparenza e consistenza. Sviluppa da subito note importanti di piccoli frutti rossi, quali lampone e ribes. Il pepe nero ed un agrume pungente di pompelmo rosa, si alternano ritmicamente a sentori freschi di viola. Con lenta ossigenazione tabacco in foglie, mentolo e note minerali ferrose. Il palato è teso, freschissimo, lunga scia sapida che impegna il sorso, evidenzia un tannino importante e ben legato, fondamentale per quanto riguarda gli abbinamenti gastronomici. Un vino ancora giovane con importanti capacità evolutive, se ben conservato.

La serata si è conclusa piacevolmente con una risottata davvero ben riuscita, organizzata proprio da Franco Patriarca, ed un "Wine Tasting Games" che ha coinvolto tutti i partecipanti, in un clima davvero allegro e di pura convivialità.


Il mondo del vino è prima di tutto condivisione, avere la possibilità di comunicare, confrontarsi e crescere grazie ad un linguaggio universale, è una tra le cosa più importanti. Inseguo da sempre questo obiettivo, ed i miei articoli sono un veicolo per raggiungerlo, spero di esserci riuscito anche questa volta, grazie all'Alto Piemonte, alla qualità dei suoi vini e la serietà dei suoi produttori.



di Andrea Li Calzi


Ciao ragazzi,

mi presento, sono Andrea Li Calzi e vivo a Novara. Da sempre ho avuto svariate passioni: basket, musica, cinema e cucina.

Quest’ultima, nel 2004 mi ha permesso di conoscere il mondo del vino, di tutte le passioni è quella che seguo di più, quella a cui dedico più ore del mio tempo libero, ma ciò che amo maggiormente è proprio visitare le aziende dell'Alto Piemonte, regione vitivinciola in cui sono nato e cresciuto, vera e propria culla del Nebbiolo, da noi chiamato Spanna, il re dei vitigini italiani.

Non contento di ciò che ho imparato dai libri comprati, e dalle aziende vitivinicole visitate in svariate regioni d’Italia, ho deciso nel 2012 di frequentare i corsi dell’Associazione Italiana Sommelier e dopo aver letteralmente “divorato” i tre livelli del corso, finalmente nel Giugno del 2013 mi sono diplomato assieme alla mia ragazza.

Danila, grazie a Dio ha la mia stessa passione, successivamente abbiamo frequentato "l'Ecole de Champagne" di Roberto Bellini, un seminario composto da due livelli di approfondimento sul vino più famoso di tutti i tempi, nel 2014 abbiamo avviato on line un blog dal nome "Fresco e Sapido", dedicato al mondo del vino a 360°. Attualmente sono anche uno degli autori della rivista Lavinium di Roberto Giuliani, dal 2000 una delle riviste indipendenti di settore più importanti dello stivale.

Considero questa nobile bevanda un qualcosa che va di pari passo con la civiltà dell’uomo, per svariate ragioni.

In questo nuovo blog, un progetto che sento molto e di cui ringrazio Gian Franco Reino per avermi voluto al suo fianco, il mio desiderio più recondito è quello di farvi conoscere il mio amato Alto Piemonte come non l'avete mai nemmeno immaginato.

Credetemi la materia è più che appassionante, ma non solo, sarà un viaggio dal quale non si torna più indietro.

Si parlerà di vino, una materia che vi permetterà di sviluppare i vostri sensi primordiali più assopiti, gli stessi che abbiamo un pò perso per strada.

Uno di questi è l’olfatto. Questo importante istinto, leggendo i miei aritcoli e assaggiando di conseguenza i vini che avrò il piacere di consigliarvi, lo ritroverete, come tante altri aspetti sensoriali che più avanti vi illustrerò.

Si parlerà di territorio, uno dei più antichi del Piemonte, tra i più vocati per tante, troppe ragioni, ma non voglio ancora svelarvele.

Affronterò interviste con i produttori di vino e con gli enologi del terriotrio, vi parlerò di eventi eno-gastronomici, eventi culturali, dove il vino è sempre presente e funge da complemento, per creare il giusto clima di convivialità.

Questa è una passione viscerale, l’unica che oltre a sviluppare l’intelletto sviluppa i vostri sensi, la vostra anima e dunque il vostro cuore.

Vi permetterà di conoscere tante persone di svariate culture e civiltà, di viaggiare e di fare nuove amicizie, di confrontarvi e perché no, di mettervi in discussione.

Non c’è nulla di più esaltante che assaggiare un bicchiere di vino nel luogo dov’è stato prodotto, pensate alle colline del comprensorio di Boca o di Gattinara, sullo sfondo il Monte Rosa, vera icona del nostro territorio, magari avendo prima parlato con le persone che hanno lavorato le stesse vigne nelle quali sono nate e cresciute.

Infine, magari dopo aver assaporato qualche piatto della cucina locale, fermarvi a considerare che tutto ciò vi ha permesso di provare un’autentica emozione.

Dunque restate sintonizzati, ci sarà da divertirsi e ricordate: "La vita è troppo breve per bere vini mediocri", come disse 

Johann Wolfgang Goethe, io mi permetto di aggiugere: "meglio bere grandi vini dell'Alto Piemonte".