Probabilmente è destino, la musica è una delle mie grandi passioni e nel cammino che sto percorrendo incontra puntualmente un altro mio grande amore, il vino.

Mesi fa scrissi un articolo per promuovere un festival in cui credo molto, il "Novara Jazz", coordinato da Corrado Beldì e Riccardo Cigolotti, rappresenta una vetrina a livello internazionale per appassionati di uno tra i generi musicali più importanti della storia della musica, inoltre il festival si prefigge lo scopo di promuovere il territorio, partendo dalla provincia di Novara ed estendendo l'attenzione a tutto l'Alto Piemonte. 

Si svolge solitamente in giugno e dura alcune settimane ma Corrado e Riccardo, assieme al loro staff, organizzano tutto l'anno concerti che si tengono in svariati locali di Novara e provincia.
Quest'anno la stagione del "Novara Jazz", in maniera molto originale, è stata inaugurata il 22 settembre 2017, grazie al concerto del nuovo talento internazionale Alexander Hawkins al pianoforte, e Gabriele Mitelli alla tromba, quest'ultimo ha da poco vinto il "Top Jazz 2017". L'evento si è svolto nella sede dell'azienda vitivinicola Sergio Barbaglia, nel comune di Boca in provincia di Novara.

Potevo mancare? No, direi proprio di no, in primis per incontrare nuovamente i due direttori artistici e supportarli in questo bel progetto in cui credo molto, inoltre meditavo da tempo l'idea di promuovere l'impegno della famiglia Barbaglia, a partire da Sergio, fondatore di questa storica realtà del comprensorio di Boca, arrivando sino alla vulcanica Silvia.
Il termine, analizzando il suolo particolare dove crescono le viti risulta appropriato, notevole, come l'impegno di Silvia nel promuovere con estro e creatività l'azienda familiare, con particolare attenzione al territorio, in tutto il mondo. Da poco, ad esempio, è stata a New York a presentare i vini della sua azienda, ma non si ferma, continua ad organizzare giornate intere legate al mondo del vino che non smettono mai di stupirmi, non ultima questa bella iniziativa in collaborazione con il "Novara Jazz".

Il concerto si è tenuto all'aperto, grazie all'ausilio di una giornata calda e soleggiata, per l'occasione la famiglia Barbaglia ha allestito lungo tutto il giardino della villa di proprietà una sorta di auditorium ispirato al mondo vino ed alla campagna, con divani molto originali a forma di balle di fieno rivestite di stoffa, tra filari, con veri e propri grappoli d'uva, dove gli ospiti più piccoli dell'evento potevano correre e giocare liberamente, insomma tanto di cappello a cotanta creatività, conosco da anni Silvia e la cosa non mi sorprende affatto.
Ma veniamo al concerto, le sonorità affrontate dal duo Mitelli-Hawkins sono di chiaro stampo sperimentale, la musica Jazz viene in questo caso reinterpretata, scomposta singolarmente, quasi pezzo per pezzo e ricomposta con sonorità cupe, quasi nevrotiche sicuramente psichedeliche ed affascinanti.
Il suono che deriva dal talento al pianoforte di Alexander Hawkins è imponente, "sincopato" per usare un termine improprio, ma che rende l'idea, sembra quasi una percussione, per quanto il ritmo sia palpabile, fisico. Sulla stessa linea d'onda lo stile di Mitelli, che con la sua tromba impreziosisce le sonorità, alleggerendole dall'atmosfera cupa e tetra del pianoforte, dando quel tocco esasperato, spinto ai massimi e di grande impatto sonoro, cangiante nota dopo nota.

Oltre ad una performance originale ed oserei dire quasi progressiva delle sonorità della tromba, ciò che mi ha colpito maggiormente del talento indiscusso di Mitelli, è ciò che sia stato in grado di creare con l'ausilio dell'elettronica, suoni altamente psichedelici che mi hanno ricordato molto da vicino le atmosfere oniriche e folli del genio di David Lynch, soprattutto nel film "Inland Empire".
Sono un vecchio dj e ho una passione sfrenata per i mash-up, ebbene si, la performance di Mitelli dietro al mixer, coadiuvata dal senso di inquietudine delle note profonde di Hawkins al pianoforte, poteva tranquillamente sostituirsi, in alcune scene, alla colonna sonora del film di Lynch, ma anche viceversa. Alcuni tra i temi di "Inland Empire", per chi ha visto il film che mi sento di consigliare, sembravano calzare perfettamente l'atmosfera creata dal duo, grazie ad una cornice di persone inchiodate alle balle di fieno, tra i filari, in un' atmosfera quasi cinematografica.

Il concerto è durato circa un'ora, la famiglia Barbaglia al termine dello stesso, nel cortile della villa, ha dato inizio alla degustazione dei vini, accompagnati da prodotti gastronomici del territorio ed una "risottata" finale in un atmosfera davvero gioviale.
E'stato possibile inoltre visitare la cantina, in due turni, ovvero prima e dopo il concerto. Sergio, che è da sempre anche l'enologo dell'azienda  ha spiegato ad un folto gruppo di appassionati i vari processi che seguono l'intera fase della produzione dei sui vini.
Si parte da un grande lavoro fatto in vigna, a parer suo è sempre la cosa più importante, fino ad arrivare ai processi di vinificazione in cantina, l'affinamento, senza tralasciare un interessante lezione sul Metodo Classico.
Sergio lavora senza l'ausilio di tecniche esasperate in cantina e senza ossessioni maniacali sulle rese per ettaro: "Bisogna lavorare bene in vigna, prima che in cantina, non far mancare nulla alla pianta e rispettarla in tutte le sue fasi di vegetazione". Queste le sue parole, cerca di far parlare soprattutto il territorio e valorizza singolarmente ogni vitigno, offrendo al consumatore una gamma diversificata di prodotti che suonano, per restare in tema musicale, ognuno il proprio genere.


A parte i vari Metodo Classico ed i passiti prodotti dall'azienda, ho avuto la possibilità di assaggiare diversi vini alla fine del concerto, ad esclusione del Boca DOC, tutti in purezza, appartenenti alla DOC Colline Novaresi. Si comincia con l'Erbaluce, in Alto Piemonte chiamato anche Greco Novarese, il "Lucino" 2016, impressiona per la pulizia delle note olfattive che spaziano dall' agrume alle erbe aromatiche, una mineralità sottile ma continua, sorso fresco, deciso, verticale, con buona progressione gustativa.


E' la volta della grintosa Uva Rara 2016, che profuma di fiori freschi e spezia dolce, con note vinose che ingolosiscono anticipando ciò che il palato avrà da offrire, ovvero un sorso scattante, preciso, misurato, insomma un gran bel bere.


Passiamo alla Croatina 2014, qui la musica è diversa, note più calde, mature, rimandano ad un cesto di frutti rossi maturi, impreziositi da un accenno di mineralità che ricorda note terrose, il palato è morbido dotato di buon equilibrio e media persistenza.


La Vespolina "Ledi" 2016, è uno tra i vitigni autoctoni più rappresentativi dell'Alto Piemonte, per via di una molecola fortemente sviluppata chiamata Rotundone. La stessa, offre una generosa sensazione speziata al naso, che non deve mai prevaricare le altre sfumature, è il caso della "Ledi" 2016 della famiglia Barbaglia, si offre generosa, prorompente, coadiuvata da un frutto maturo e percezioni balsamiche di pregevole fattura. Il sorso è sulla stessa linea d'onda della Croatina, ma offre maggior persistenza ed una lieve tannicità che impreziosisce il palato e la rende mitica negli abbinamenti gastronomici più svariati.


Tornando a parlare di musica, è giunto il momento di descrivere il Jimi Hendrix dei vitigni, il re del Piemonte, quando si parla di Re in questa stupenda regione si fa riferimento al Nebbiolo, mica ai ricordi sfuocati dei reali di Torino, anzi, parliamo "Alto Piemontese" e chiamiamolo con il suo nome, ovvero Spanna.
Il primo, degustato in purezza, è il "Silente" 2015. Affinato per 12 mesi in botti di rovere, si offre generoso sin dal colore, un rubino vivace e luminoso con sfumature granato. Il bouquet è intenso, vivace, la frutta domina in questa fase, e la spezia lo rende più accattivante. Il palato è succoso, doti di freschezza e sapidità impegnano il sorso che risulta già abbastanza equilibrato, con un tannino coeso e percettibile, mostra buone potenzialità di invecchiamento.


Concludiamo con il vero protagonista dell'azienda Barbaglia, il Boca DOC 2012, tra i vini simbolo del territorio Alto Piemonte, gioiello indiscusso della provincia di Novara, al pari del Ghemme DOCG. L’area geologica è del tutto unica e particolare, nella fattispecie quella del Boca è nota come “Complesso dei porfidi quarziferi del biellese”, ed è composta da rocce acide. Estendendo la descrizione a tutto l'Alto Piemonte, bisogna ricordare inoltre che queste meravigliose colline rappresentano la parte terminale della conoide, formata dal detrito abbandonato dai ghiacciai del mio amato Monte Rosa. Questi suoli alluvionali particolarmente alterati, si alternano a sabbie, ghiaie e argille della più antica deposizione, è un terreno roccioso, sassoso, ghiaioso che presenta un elevato grado di acidità (Ph 4.7).
Ma torniamo al Boca, cominciamo col dire che questa antica DOC novarese, nata nel 1969, ormai quasi “Splendida cinquantenne”, e tra le più antiche dell' intero stivale, si può produrre solo con uve provenienti dai seguenti vitigni, con queste proporzioni: Nebbiolo, chiamato Spanna localmente, 90-70%; Vespolina e Uva Rara, chiamata anche Bonarda Novarese, da sole o congiuntamente dal 10% fino al 30%. Il vino che ne deriva non può essere messo in commercio se non dopo un invecchiamento minimo di 34 mesi, di cui minimo 18 mesi in botte di rovere o castagno.
Le uve devono essere raccolte nella zona di produzione compresa nei comuni di BocaMaggioraCavallirioPrato Sesia e Grignasco tutti in provincia di Novara. Sergio ha ormai diverse vendemmie alle spalle ed il suo Boca è rimasto lo stesso, non è stato influenzato dalle mode, ha un taglio classico 80 % Nebbiolo, 20% Vespolina e affina 3 anni, di cui due in botti grandi di rovere.
Già dal colore ammalia grazie ad una verve luminosa, grande consistenza ed un colore a metà strada tra il rubino ed il granato. Il naso è molto fine, le note di viola e frutti di bosco sono freschissime, la scorza d' arancia sanguinella è tipica in questo territorio, ed anticipa una vena minerale piterosa coadiuvata da fresche note balsamiche, il finale vira su toni speziati dati da una discreta percentuale di Vespolina. Naso autorevole da grande Nebbiolo, pardon Spanna.
In bocca, ciò che sorprende, è una perfetta sinergia tra le durezze e le morbidezze, da una parte il tannino ancora fitto che fa presagire grandi potenzialità d'invecchiamento, dall'altra un sensazione di frutto maturo, di pienezza gustativa che bilancia il sorso, ravvivato da una vibrante acidità che invoglia la beva e regala un finale fresco e pulito, davvero persistente.


Con il Novara Jazz conto di collaborare ancora, perchè il binomio musica-vino mi appassiona, le sfumature e le peculiarità di alcuni tra i vini che amo da sempre, risultano legate indissolubilmente ad altrettante emozioni che provo ascoltando le note di alcuni artisti come ad esempio il duo Hawkins-Mitelli, loro interpretano il Jazz come Sergio e Silvia interpretano il territorio di Boca, il comune denominatore è la passione ed il rispetto verso la materia che viene amata alla follia.
Concludo, citando simpaticamente e non letteralmente il poeta: " Ovunque siate, ubriacatevi di vino, musica e poesia..." i primi due penso di averli raccontati con il dovuto rispetto, non mi resta che trovare un vero poeta nel nostro amato Alto Piemonte.

di Andrea Li Calzi


Ciao ragazzi,

mi presento, sono Andrea Li Calzi e vivo a Novara. Da sempre ho avuto svariate passioni: basket, musica, cinema e cucina.

Quest’ultima, nel 2004 mi ha permesso di conoscere il mondo del vino, di tutte le passioni è quella che seguo di più, quella a cui dedico più ore del mio tempo libero, ma ciò che amo maggiormente è proprio visitare le aziende dell'Alto Piemonte, regione vitivinciola in cui sono nato e cresciuto, vera e propria culla del Nebbiolo, da noi chiamato Spanna, il re dei vitigini italiani.

Non contento di ciò che ho imparato dai libri comprati, e dalle aziende vitivinicole visitate in svariate regioni d’Italia, ho deciso nel 2012 di frequentare i corsi dell’Associazione Italiana Sommelier e dopo aver letteralmente “divorato” i tre livelli del corso, finalmente nel Giugno del 2013 mi sono diplomato assieme alla mia ragazza.

Danila, grazie a Dio ha la mia stessa passione, successivamente abbiamo frequentato "l'Ecole de Champagne" di Roberto Bellini, un seminario composto da due livelli di approfondimento sul vino più famoso di tutti i tempi, nel 2014 abbiamo avviato on line un blog dal nome "Fresco e Sapido", dedicato al mondo del vino a 360°. Attualmente sono anche uno degli autori della rivista Lavinium di Roberto Giuliani, dal 2000 una delle riviste indipendenti di settore più importanti dello stivale.

Considero questa nobile bevanda un qualcosa che va di pari passo con la civiltà dell’uomo, per svariate ragioni.

In questo nuovo blog, un progetto che sento molto e di cui ringrazio Gian Franco Reino per avermi voluto al suo fianco, il mio desiderio più recondito è quello di farvi conoscere il mio amato Alto Piemonte come non l'avete mai nemmeno immaginato.

Credetemi la materia è più che appassionante, ma non solo, sarà un viaggio dal quale non si torna più indietro.

Si parlerà di vino, una materia che vi permetterà di sviluppare i vostri sensi primordiali più assopiti, gli stessi che abbiamo un pò perso per strada.

Uno di questi è l’olfatto. Questo importante istinto, leggendo i miei aritcoli e assaggiando di conseguenza i vini che avrò il piacere di consigliarvi, lo ritroverete, come tante altri aspetti sensoriali che più avanti vi illustrerò.

Si parlerà di territorio, uno dei più antichi del Piemonte, tra i più vocati per tante, troppe ragioni, ma non voglio ancora svelarvele.

Affronterò interviste con i produttori di vino e con gli enologi del terriotrio, vi parlerò di eventi eno-gastronomici, eventi culturali, dove il vino è sempre presente e funge da complemento, per creare il giusto clima di convivialità.

Questa è una passione viscerale, l’unica che oltre a sviluppare l’intelletto sviluppa i vostri sensi, la vostra anima e dunque il vostro cuore.

Vi permetterà di conoscere tante persone di svariate culture e civiltà, di viaggiare e di fare nuove amicizie, di confrontarvi e perché no, di mettervi in discussione.

Non c’è nulla di più esaltante che assaggiare un bicchiere di vino nel luogo dov’è stato prodotto, pensate alle colline del comprensorio di Boca o di Gattinara, sullo sfondo il Monte Rosa, vera icona del nostro territorio, magari avendo prima parlato con le persone che hanno lavorato le stesse vigne nelle quali sono nate e cresciute.

Infine, magari dopo aver assaporato qualche piatto della cucina locale, fermarvi a considerare che tutto ciò vi ha permesso di provare un’autentica emozione.

Dunque restate sintonizzati, ci sarà da divertirsi e ricordate: "La vita è troppo breve per bere vini mediocri", come disse 

Johann Wolfgang Goethe, io mi permetto di aggiugere: "meglio bere grandi vini dell'Alto Piemonte".