E’ il momento giusto per raccogliere con un dito una lacrima da un tralcio tagliato, portarla alla bocca e immaginarsi il sapore. Si rimane delusi il più delle volte, perché non si va oltre una sottile sensazione di dolcezza. Da quella linfa si cerca però di intuire l’essenza della terra e quello che un giorno potrà arrivare al vino. 



Se lo si fa in una mattina di aprile, guardando verso ovest, sarà bello abbinarla al profumo tagliente del ghiaccio che scende dal Rosa, magari lasciando correre lo sguardo verso le vigne di Boca e poi più in là fino oltre Lessona



Capire come doveva essere un tempo: un enorme filare che si stende a sud, dalla Costa di Gattinara alla Serra di Ivrea con le spalle ben coperte dal Barone, dal Mars

Poi condensare il tutto nell’aspettativa di farsi accarezzare presto il palato da ciò che è rimasto ancora oggi, raro, prezioso, scalpitante: il vino di queste terre. Disegnarsi nella mente un nebbiolo non troppo vecchio, o una vespolina appena fresca, con una frittata di “vertis” in un tripudio di natura impaziente di concedersi. 



E’ stagione di magia, c’è il verde dell’erba che torna a respirare tra gli occhi di luce del tarassaco, il rosa dei germogli che si stiracchiano dal torpore invernale; sulle rive il luppolo che chiede di essere raccolto e la vite piange di gioia.



Un vitello, appunto, una piccola vite. Brindiamo a lei!



di Francesco Quarna

Appassionato di musica, montagna e cultura del vino, Francesco Quarna si occupa dei contenuti digitali di Radio DEEJAY.
Perennemente diviso fra città e campagna, ama guardare l'orizzonte dalle colline della sua terra natia, l'Alto Piemonte.