La prima regola del Vinitaly è: tutti devono parlare del Vinitaly, la seconda regola del Vinitaly è: tutti devono scrivere del Vinitaly.  È il nostro Figth Club. Ci prendiamo a pugni e spintoni per guadagnare una lacrima di vino caldo che conosciamo benissimo. Andiamo in giro come sherpa con in una mano tutto l’ufficio e nell’altra una giacca da alpinismo estremo quando dentro agli stand dovrebbe essere d’obbligo infradito e pareo. E fuori? È pure peggio… Ci arrabbiamo, corriamo, spingiamo, salutiamo esseri sconosciuti di altre galassie e mimiamo una rotazione con l’indice della mano riconosciuta in tutto l’universo come “ci vediamo dopo” quando è una delle nostre poche certezze: quel dopo non arriverà mai! neppure l’anno successivo. Millantiamo esperienze enologiche e inesistenti pur di far colpo sulla procace standista e nel farlo stupiamo anche i nostri compagni di avventura che ne hanno sentite veramente tante ma questa mancava. Studiamo per un anno intero i vini che: “non posso tornare a casa senza provarlo” e poi una volta passati i tornelli entriamo in un’altra dimensione spazio/ tempo e ci dimentichiamo della lista e di tutta la razionalità che possediamo.  Riusciamo a degustare un passito seguito da un metodo classico intervallato da un amarone e nel farlo convinciamo tutti che è corretto perché “c’era poco legno…”


Ma fortunatamente c’è anche chi lavora e seriamente. Parlo ovviamente di tutti i produttori (e non solo) che erano presenti e che non si sono risparmiati, che andrebbero premiati con una medaglia per ogni edizione conclusa senza aver strozzato nessuno (di noi ovviamente ndr). Il Vinitaly è questo bellezza! Possiamo farne a meno? Impossibile. Allora arrivederci al prossimo anno e mi raccomando rispetta le regole!


Nella foto Gian Franco ed io, in missione assolutamente professionale (ci tengo a precisarlo non come i ceffi sopra descritti ndr) presso lo stand dell’Alto Piemonte "ça va sans dire". È bello vederlo crescere ogni anno con un sempre maggiore numero di produttori e di visitatori di cui molti già esperti conoscitori. E’ confortate notare ancora qualcuno stupirsi per “i vini del Monte Rosa” che non saranno mai uguali a nessuno perché nati e cresciuti  in una parte di quella straordinaria terra che è il Piemonte.


di Donatello Rinaldi


Piemontese di adozione, ligure  di provenienza  e girovago nello spirito.  Anche un po marinaio ma molto tempo fa...

Rientra nella specie protetta del WWF dei Geometri e diventa Sommelier spinto da una spasmodica curiosità per i vini: incubatori di, cultura, storia, territori e cantine. Pieno di carburante è sempre alla ricerca del suo gral, “l’abbinamento perfetto", sperando in cuor suo di non trovarlo mai per continuare a viaggiare ed osservare.

Si definisce un testimone di un territorio enologico magnifico perché analizza e degusta, ogni giorno, per raccontare e condividere le emozionanti e gustose scoperte.

PS: è anche Ambassador della Vespolina (per la conquista del Mondo !) ma questa, è tutta un’altra storia…