Boca è il territorio vitivinicolo su cui ho scritto di più in assoluto. Sono nato a Cameri e da più di tredici anni vivo a Novara, la provincia dov'è situato questo piccolo comune che ha il pregio di plasmare nebbioli tra i più complessi ed autentici del Piemonte, inutile dire "d'Italia" perché salvo qualche eccezione in territorio confinante valsdostano o lombardo, il nebbiolo è in Piemonte che regna, i tentativi di coltivarlo in territorio straniero sono semplici esperimenti, il più delle volte commerciali, nulla di più.  

Ho scritto tanti articoli sul vino di Boca non certo per campanilismo, ma perché credo fortemente nelle potenzialità di questo territorio, per carità una punta d'orgoglio c'è sempre nel riconoscere che sin dal principio mi sono avvicinato al mondo del vino, studiando ed approfondendo uve e vigneti tra i più particolari d'Italia.

L'occasione per ripercorrere con piacere la storia del vino di Boca mi è capitata proprio il mese scorso, quando Giampiero Renolfi responsabile rete vendita Italia dell'azienda Le Piane, mi ha contattato telefonicamente per invitarmi a trascorrere, in quel di Boca, una giornata dedicata alla stampa giornalistica di settore.

Ricorreva in quell'occasione il ventennale d'attività dell'azienda, e Christoph Kùnzli titolare di Le Piane, ha voluto festeggiare l'evento organizzando presso il celebre ristorante "Pinocchio" di Borgomanero una verticale storica di Boca DOC dedicata ai professionisti. 


E' stata un'occasione più unica che rara per comprendere a fondo il potenziale del territorio di Boca, la degustazione comprendeva 21 annate in 7 decenni. Non voglio ancora rivelare il millesimo più vecchio, ma posso tranquillamente asserire che la bottiglia "metaforicamente scrivendo", nei ristoranti di quell'epoca, veniva servita ai tavoli accompagnata da canzoni rock'n'roll di un Elvis Presley al suo debutto, forse ho reso l'idea.

Non si può raccontare Boca ed il suo celebre vino senza menzionare personaggi mitici come Antonio Cerri,  storicamente forse il più importante di questa DOC dell' Alto Piemonte, colui che più di chiunque altro fino alla fine degli anni '80, ha saputo tradurre attraverso i propri vini l'originalità e la complessità di questo lembo di territorio piemontese.

La storia dell'azienda Le Piane inizia negli '90, proprio da Antonio Cerri e dal suo patrimonio lasciato in eredità a Christoph Künzli, patrimonio da intendersi in termini di profonda conoscenza del territorio circostante, dei vigneti storici e della cantina, vera e propria "magnifica ossessione" di Cerri. Christoph l'ha rilevata interamente, assieme al connazionale ed amico Alexander Trolf, purtroppo scomparso prematuramente alcuni anni dopo.

I due svizzeri si innamorarono letteralmente della zona vitivinicola di Boca, un territorio che fino agli anni'50 fu uno dei più estesi del Piemonte, considerando gli ettari allora vitati, se ne contavano ben 42.000. L'avvento dell'industria e del conseguente boom economico fece desistere le nuove generazioni dal continuare la tradizione familiare, avvicinandoli sempre di più alle opportunità lavorative date dalle industrie circostanti nel settore tessile e metalmeccanico. Queste società garantivano un lavoro sicuro e costantemente remunerato, lontano dai mille capricci della natura che influenzavano fortemente il mondo dell'agricoltura di quell'epoca.


L'esperienza di Christoph Künzli in campo vitivinicolo risale al 1979, quando l'acquisto di un vigneto in Toscana da parte della sua      famiglia segna la direzione del suo futuro, facendolo virare significativamente rispetto ad un precedente percorso intrapreso nei confronti nell'ingegneria edile.

Passato qualche anno il giovane Christoph comincia a viaggiare in tutto il mondo, ampliando la sua conoscenza in campo enologico, confrontandosi con le diverse realtà vitivinicole. Nel 1986, avendo ormai conosciuto un cospicuo numero di realtà vitivinicole del bel paese, decide di avviare un'attività d'importazione di vini italiani in Svizzera.

L'esperienza in Toscana e l'amicizia con Paolo De Marchi, agronomo ed enologo titolare della famosa azienda Isole e Olena, lo avvicinarono all'Alto Piemonte e alla figura di Antonio Cerri, Christoph si innamorò letteralmente dei sui vini, il fascino austero dello spanna di quegli anni lo conquistò a tal punto che i viaggi in Alto Piemonte diventarono sempre più frequenti, fino al 1998, anno in cui rileva la cantina Le Piane di proprietà del Cerri.

Per capire il potenziale del territorio di Boca e comprendere le vere motivazioni che convinsero Christoph ad investire su questa zona dell' Alto Piemonte, aldilà dei sui gusti personali, basta ricordare che l’area geologica dove crescono i vigneti di Boca è davvero molto particolare, a tratti unica considerando la matrice del terreno nota come “Complesso dei porfidi quarziferi del biellese” e composto da rocce acide. Le colline di Boca rappresentano la parte terminale della conoide, formata dal detrito abbandonato dai ghiacciai del Monte Rosa, è un terreno davvero molto roccioso, sassoso, ghiaioso. La presenza massiccia di porfidi rosa di origine vulcanica, la si nota con molta facilità passeggiando tra i sentieri che conducono ai filari dei vigneti, il terreno presenta un elevato grado di acidità (Ph 4.7), tra i più bassi in assoluto.


Ma torniamo al vino di Boca. Questa antica DOC novarese, nata nel 1969 e tra le più antiche d'Italia, si può produrre solo con uve provenienti dai seguenti vitigni, con queste proporzioni: nebbiolo, chiamato Spanna localmente, 90-70%; vespolina e uva rara, chiamata anche bonarda novarese, da sole o congiuntamente dal 10% fino al 30%. Il vino che ne deriva non può essere messo in commercio se non dopo un invecchiamento minimo di 34 mesi, di cui minimo 18 mesi in botte di rovere o castagno.

Le uve devono essere raccolte nella zona di produzione compresa nei comuni di Boca, Maggiora, Cavallirio, Prato Sesia e Grignasco tutti in provincia di Novara.

La filosofia di Christoph Künzli, e dunque dell' azienda Le Piane, è dedita da sempre al profondo rispetto del territorio e delle sue tradizioni, il suo amore per il territorio di Boca lo ha spinto ancor oggi, solo per fare un esempio, a continuare a coltivare piccoli appezzamenti di terra con il sistema d'allevamento conosciuto come maggiorina.

Questa forma di allevamento esistente da secoli in Alto Piemonte, è costituita da tre viti sostenute da otto pali di castagno che si sviluppano ai quattro punti cardinali. L’architetto Alessandro Antonelli ne perfezionò la campanatura dei pali di sostegno, ottenendo una struttura autoportante molto più resistente ai carichi di uva. Antonelli è tuttora nel cuore dei novaresi, un personaggio ed un’artista icona del territorio, sua la celebre Basilica di San Gaudenzio simbolo della città di Novara, e senza andar lontano rispetto al tema di questo articolo è suo il Santuario di Boca, oltre alla ben più celebre Mole Antonelliana di Torino.


A Christoph si deve inoltre il merito di aver sdoganato il vino di Boca dai confini regionali, la sua incessante attività di promozione ed i numerosi contatti esteri hanno realizzato una vera e propria rinascita nei confronti di un territorio destinato probabilmente a scomparire. Erano anni duri, la DOC contava poche aziende produttrici, si possono ricordare realtà che nonostante il periodo buio hanno continuato a crederci: Vallana, Podere ai Valloni,  Castello Conti. Dopo vent'anni, grazie al grande lavoro di comunicazione svolto da Christoph, stiamo assistendo ad una vera e propria rinascita di questo territorio, gli ettari vitati sono aumentati per via di nuovi impianti e le aziende produttrici superano tranquillamente la decina di unità. Si può ancora fare tanto a mio avviso considerando il potenziale di questa particolare area dell' Alto Piemonte. Questo risultato non dev'essere visto come un punto di arrivo, ma solo ed unicamente come punto di partenza. Le aziende dovranno fare squadra per promuovere e comunicare le peculiarità del territorio, aiutandosi a vicenda, allo scopo di alzare il livello medio della qualità dei prodotti. Ma devono farlo soprattutto in questo periodo storico che premia nel vino aspetti come austerità, grande fascino ed eleganza, rispetto agli anni in cui si vendevano solo vini opulenti e pesantemente barricati, e chissà, magari tra quarant'anni gli ettari vitati torneranno ad essere quelli degli anni '50. 


L'evento, dedicato al ventennale dell'azienda Le Piane, si è tenuto durante il week end a cavallo tra il 21 ed il 24 settembre, presso la sede dell'azienda a Boca. Il press tour a cui ho partecipato, dedicato alla stampa specializzata, si è svolto venerdì 21 settembre. E' iniziato con una visita nel primo pomeriggio presso i vigneti più importanti dell'azienda, compreso quello che gli da il nome, ovvero il vigneto "Le Piane", storicamente appartenuto ad Antonio Cerri. I vigneti, ad oggi quasi nove ettari, sono ubicati nelle migliori posizioni del comprensorio del Boca DOC , per la precisione sono: "Mottosergo", "Valvecchie" e "Traversagna" impiantati dopo il subentro di Künzli, salvo la parte bassa di "Traversagna" dov'è presente un vigneto storico denominato "Chiò", che risale al '73.


Parlando della storia dei vigneti di Boca non si può tralasciare il fatto che L'azienda Le Piane, oggigiorno, possegga anche il vigneto "Montalbano-Castello" dove sono presenti le vecchie vigne allevate a maggiorina, che risalgono al 1915, ed il già citato "Le Piane" suddiviso in “Cerri” e “Meridiana”. Il primo piantato nel 1920 e ristrutturato nel 2001, il secondo più di recente nel 1998-99.

Successivamente Christoph ci ha ospitato presso la sede di Le Piane, in pieno centro a Boca, dov'è presente il punto vendita. Abbiamo assaggiato le nuove annate dei tre vini prodotti dall'azienda in aggiunta al Boca DOC, ovvero "Mimmo","Maggiorina" e "Piane". Vini prodotti sempre con uve autoctone del territorio, quali spanna, vespolina, croatina ed altre varietà locali molto meno note, che Christoph include nel vino "maggiorina"e che ha deciso di continuare a coltivare per non perdere nulla della tradizione locale. Vini dal carattere ben definito che posseggono un solo comune denominatore: finezza ed eleganza al naso, equilibrio gustativo e grandi doti di bevibilità, caratteristiche che risultano sempre più attuali nel mondo del vino.


Non poteva mancare la visita presso la canti